Il Forum del Premio Gaber

Versione completa: Il dibattito di sabato 5 maggio
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Le scuole Superiori di Portoferraio (LI), di Roma, di Firenze e di Termini Imerese (PA) hanno partecipato al dibattito finale alle ore 17.30 di oggi, 5 maggio, nella sala Venere.

I moderatori sono stati Jacopo e Sara del “Foresi” di Portoferraio (LI), Federica, Michelangelo e Flavio del “Vivona ” di Roma, Elena e Ilir del “Sassetti-Peruzzi” di Firenze ed infine Federica e Filippo del “Palmeri” di Termini Imerese (PA).

L’inizio è stato dei ragazzi di Portoferraio che ha spiegato come il loro spettacolo sia nato come un’iniziativa di beneficenza, poi è nato il laboratorio. Firenze chiede perché la danza: Jacopo ha risposto che era una forma di espressione che gli interessava indagare. Roma chiede il perché della scelta delle canzoni da musical e i ragazzi elbani spiegano che erano le più semplici edificai per il progetto.
Federica di Termini ha spiegato che la scuola li ha supportati (soprattutto coi docenti, in mancanza di fondi economici) ed il progetto è avviato da tempo. Non è una cosa finalizzata a mettere in scena qualcosa, ma è importante soprattutto il percorso. Prediligiamo spettacoli corali e ci piace dare voce alle nostre opinioni. Abbiamo rimaneggiato un testo (il ‘Gaijin’ di Luigi Bernardi) per rappresentare l’intellighenzia moderna – facce pulite ma zero contenuti – che tocca degli estremi di grottesco. Noi vogliamo rappresentare dei personaggi che ritroviamo più o meno nella realtà. Si tratta di un’istantanea di una parte della realtà. Una ragazza di Firenze chiede il ruolo dell’insegnante in scena: si trattava della “classe operaia” che serve agli intellettuali per portare avanti i loro lavori. È colui che si “chiama un po’ fuori”. Ma farà la fine del manichino – colui che non è contaminato dal grottesco della società, l’unico vivo in mezzo ai morti – e verrà sbranato. Firenze chiede il senso di questo mostrare la stupidità: per i ragazzi di Termini si tratta di sensibilizzare la gente su questo rischio di abiezione che corre la società. Firenze chiede perché la scelta dell’ingresso in marcia: Filippo spiega che era un po’ una “marcia dei prescelti” dei comandanti. Era il modo più giusto per presentare il potere. Federica crede che sia anche un segnale dell’omologazione che affligge quelle persone.
Firenze chiede del passaggio del razzismo sui musulmani: si tratta di un modo che Bernardi utilizza per mostrare l’incoerenza di quelle persone. Roma chiede il perché del testo su Gramsci – si tratta di una canzone di Iosonouncane. Sono seguite altre domande tecniche. Alla domanda sull’uso\abuso di parolacce nello spettacolo, Filippo spiega che si trattava di un altro aspetto del grottesco, della bestialità. Federica spiega che la parolaccia ci stava (a partire dal testo di Bernardi).
In seguito la discussione si è spostata verso l’uso della parolaccia nei vari contesti.
Federica di Roma ha spiegato la genesi della loro proposta, partita da un libro di Flaiano. Siamo incappati in u testo che ci è parso interessante e ci abbiamo improvvisato, aggiungendo altro materiale. Lo spirito dello spettacolo era la ricerca – anche difficile - per la democrazia.
Il filo rosso che unisce gli spettacoli di oggi è sicuramente stato quello della libertà e della dittatura. Perché?
Federica di Roma spiega che non credere nella libertà a 18 anni è quasi un reato. Poi ovviamente ci sono delle costrizioni sociali che sono quotidiane, anche se non sono paragonabili a quelle di una dittatura. Michelangelo dice che è un principio generale che va mantenuto perché sempre valido: se non si vive liberi che si vive a fare.
Ilir spiega che Firenze ha spiegato che il loro spettacolo trattava di una guerra implicita: quella cominciata con i regimi dittatoriali in Sud America alla metà dei ’70. Roma chiede il perché di questa tematica: Ilir ha spiegato che non ne sapeva niente dei desaparcidos prima, però è importante sensibilizzare la gente su questo tema e far conoscere anche le altre dittature (lui è albanese). In realtà è un argomento (forse anche perché non troppo recente) abbastanza conosciuto in platea.
Una ragazza di Roma spiega di come la lezione della Shoah non sia poi stata così tenuta presente, nemmeno dagli stessi ebrei – la dittatura, in ogni caso, è sempre uguale anche se cambiano i protagonisti. La storia si ripete e non dovrebbe accadere.
Una ragazza di Roma ha declamato la poesia di Trilussa “Nummeri”.
La discussione, poi, è continuata sul tema della libertà. Michelangelo di Roma conclude che la libertà è fare quel che si vuole nel rispetto degli altri.
Una ragazza di Firenze racconta che ha letto che l’Italia è tra gli ultimi posti tra la libertà di stampa al mondo. Questo ci deve far riflettere.
Termini Imerese spiega che oggi molte cose non si sanno perché molte notizie sono nascoste, altre sono camuffate. Oggi è difficile capire quanto sia diminuita la libertà. Filippo spiega che tutti noi ci rendiamo conto che c’è qualcosa che non va nella società, però difficile sapere come fare a cambiare le cose. Allora forse si deve davvero cominciare a fare qualcosa già nel nostro piccolo. Firenze spiega anche che la libertà che possiamo percepire noi è molto illusoria: siamo liberi o forse ci sentiamo liberi, ma non lo siamo?
Un ragazzo di Termini spiega che all’ultimo sciopero (per la FIAT) nella sua cittadina c’era solo metà stabilimento allo sciopero di Termini Imprese. O le persone non ci credevano più o erano rassegnati. Non è per il fatto che non ti tocca più, ma perché sei disperato e senza speranze. Forse si deve partire da noi e partire dalle nostre cose per educare i più grandi .
In conclusione, un intenso scambio di esperienze e opinioni fra i ragazzi del Premio Gaber.
Volevo aggiungere una cosa che forse non si è capita durante il dibattito... Per noi del "Foresi" il TEATRO è libertà di espressione a 360° per questo abbiamo deciso di aggiungere al nostro spettacolo musiche balli e canzoni oltre il recitato! Tutto qui penso che questo concetto riassuma in breve quel che siamo e quel che facciamo!
Concludo dicendo che forse il dibattito si è incentrato troppo su polemiche inutili che potevano essere spente sul nascere...Comunque sia è stato molto istruttivo e costruttivo confrontarsi con questo dibattito con le altre realtà di Teatro di tutta Italia.

Giada Smile
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