Il Forum del Premio Gaber
Orte (VT) - Scuola Media - Versione stampabile

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Orte (VT) - Scuola Media - Niccolò - 12-05-2012 01:35 PM

[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Dieci.jpg]

Regione: Lazio
Provincia: Viterbo
Località: Orte
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di primo grado
Denominazione: "A. Dieci"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Opulonia
Referenti interni: Sandra Luccioni
Referenti esterni: ---

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 14.00 di oggi 12 maggio le classi 1^, 2^ e 3^ A dell’Ist. Comprensivo di Orte (VT) hanno presentato il loro progetto intitolato “Opulonia”. La professoressa Sandra Luccioni ha coordinato e aiutato i 44 ragazzi nella realizzazione del progetto.

Il lavoro presentato – un atto unico di 30 minuti – è una rivisitazione de “Il gigante egoista” di Oscar Wilde nel quale è descritta la città di Opulonia, dove la gente parla senza ascoltare, vede senza guardare, i poveri sono trasparenti e il denaro – proprio il gigante egoista del titolo – è onnipresente. Il messaggio è che l’egoismo, uccidendo la libertà, ci rende schiavi di noi stessi.

Una nonna (sul proscenio) racconta al nipote la storia del "gigante", messa in scena dagli altri ragazzi. In una scenografia affidata anche alla videoproiezione si dipana la vicenda della ribellione dei ragazzi contro i soprusi del "gigante", finché anche quest'ultimo scoprirà di avere dei sentimenti.

Il gradevole e interessante progetto proposto dai ragazzi laziali ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Mantova, Medicina (BO), Borgoforte (MN), Longiano (FC) e Noventa (VI).

L'INTERVISTA

Alle ore 10.45 di oggi, 12 maggio, la media di Orte (VT) ha tenuto la tradizionale intervista, al terzo giorno di Premio e dopo aver presentato ieri pomeriggio il proprio spettacolo “Opulonia”.

“Il nostro progetto parla di un signore molto egoista. Un signore molto egoista che alla fine viene detto gigante. Il lavoro è stato molto lungo: la traccia ce l’hanno data gli insegnati, poi l’elaborazione l’abbiamo fatta tutta noi ragazzi. Abbiamo preso la fiaba di Wilde e abbiamo scoperto che l’eroe e l’antagonista sono sempre il gigante. Poi l’abbiamo diviso in sequenze e l’abbiamo analizzato. Abbiamo scritto 5 copioni diversi, abbiamo scelto un copino base e preso fagli altri le parti che ci piacevano di più. Abbiamo anche fatto i provini per sceglier egli interpreti. Era difficile anche per i tempi, visto che c’era anche un flashback. Inoltre sono state molto lunghe anche le prove.”
“Abbiamo lavorato con un programma di ‘cooperative learning’: ogni gruppo (di 4 elementi) ha un reporter (quello che in questo caso ha fatto la traccia del copione), un coordinatore (mette ordine), un timer (controlla i tempi) il leader (che espone il lavoro fatto alla classe). Naturalmente noi abbiamo fatto tutti i ruoli in diversi gruppi. È un esperimento che ci ha consigliato di fare la professoressa. È un metodo di lavoro”.
“Abbiamo iniziato a recitare nei rientri pomeridiani. La nostra insegnante ci ha consigliato di utilizzare il ‘cooperative learning’ per apprendere meglio i testi a memoria. Poi abbiamo saputo del Premio Gaber e ci siamo iscritti. Abbiamo iniziato a ottobre con il laboratorio, mentre sul testo definitivo da febbraio”. “Noi ci sentiamo un gruppo e in gruppo lavoriamo molto bene. All’inizio c’erano difficoltà: non volevamo lavorare con questo o con quello… in ogni caso ora siamo diventati molto più uniti. Non abbiamo una vera e propria sala teatro: ci siamo incontrati nel chiostro della nostra città per le prove. Mai un vero palco. Per la prima volta l’abbiamo fatto qui: abbiamo trovato le misure sul palco appena prima di recitare. E cogliamo dire che non c’era nessun referente esterno”.
“Sicuramente vorremmo continuare a fare teatro. All’inizio ci avevano proposto diverse fiabe (Pinocchio, Il principe felice, Barbablù…) ma abbiamo scelto questa perché più originale e perché tratta dell’egoismo che ci pare una cosa molto grave e presente oggi. Anche noi che non eravamo molto uniti all’inizio, alla fine del progetto possiamo dire di aver superato i nostri limiti. Rispetto a tante altre classi che noi vediamo siamo molto uniti. Oggi c’è molto egoismo: alla tv si sente che ci si spara, si uccide e questo è egoismo. A volte le persone finiscono per farsi male solo per i soldi. Oppure anche in politica si sente spesso che sperperano i soldi dello stato e poi ci meravigliamo se va tutto a rotoli”.
“Come lo sport di squadra, il teatro prevede che ci si sostenga vicenda e ci si dia reciproco appoggio. Il teatro, peraltro, ci fa sentire ancora più uniti – se lo facessimo con degli sconosciuti non sarebbe così bello. Bisogna comunque fare un percorso. Il teatro ci fa sentire liberi di esprimerci – con un linguaggio diverso, ognuno interpretando con il suo proprio carattere”
“In realtà quando la professoressa ci ha detto che oltre il teatro c’è anche la sezione cinema, ci è venuta voglia di provare anche quello: magari il prossimo anno. Vogliamo provare a fare tutti le tappe del cinema (macchinista, sceneggiatore, regista…)”
“Il prossimo anno vorremmo fare qualcosa che dia un messaggio, come quest’anno; anche perché abbiamo discusso del bullismo – ragazzi che mettono le loro frustrazioni sugli altri. Molte persone, che sanno di essere deboli, per fasi vedere dagli altri si comportano male con gli altri. Si vogliono mostrare più forti di quello che sono”. “Per combatter il bullismo si deve difendere le vittime, stare uniti – tutti per uno e uno per tutti – cercare di far capire lo sbaglio all’eventuale bullo”.
“Oggi per cambiare le cose che non vanno bisognerebbe fare come i bambini del nostro spettacolo: insieme anche se pochi trovano il coraggio e vanno in piazza a distruggere il muro che simboleggia l’egoismo. L’egoismo viene sconfitto dal più piccolo: il bambino malato che riesce ad addolcire il gigante – in teatro è più facile, perché si riesce arrendere quello che nella realtà non succede”.
“Libertà è partecipazione: se tutti partecipano con quel poco che possono, si può fare molto. Gaber dice anche (nel canto dell’appartenenza) che il gruppo riesce a travolgere l’egoismo personale”.

Un augurio a chi vi vedrà: “Volevamo ringraziare la professoressa, perché questa esperienza la facciamo grazie a lei. E poi anche perché ci ha insegnato che una classe è come un’orchestra: ci può essere l’assolo di uno strumento, ma poi si torna sempre suonare tutti insieme”.