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Il dibattito di lunedì 9 maggio
02-11-2012, 11:28 AM
Messaggio: #1
Il dibattito di lunedì 9 maggio
Le scuole superiori ITIS “Othoca” di Oristano e l’Istituto “Principi Grimaldi” di (RG) hanno partecipato al dibattito finale alle ore 16.15 di oggi, 9 maggio, nella sala Venere. Due delle scuole che – per un motivo o per l’altro – sono arrivate al Premio dopo un viaggio molto simile ad un’odissea…

Ha rotto il ghiaccio Chiaramonte Gulfi, dicendo (confermando, per i ragazzi sardi) che dello spettacolo dei ragazzi di Oristano – che era in dialetto – non si capiva niente. Secondo Chiaramonte Gulfi, inoltre, partecipare a questo concorso implicava prendere spunto e trattare i temi di Gaber. Ma non è così, in realtà. Ma perché proprio Gaber? Proprio per il suo essere tra la musica e il teatro. È un campione della libertà di espressione.

I ragazzi sardi hanno scelto il sardo proprio perché volevamo portare quello che è solo nostro. Che è nostro nel quotidiano. In molte feste e sagre paesane le prime cose che vengono organizzate sono proprio i balli,le rappresentazioni in costume tipico… Anche i ragazzi siciliani hanno scelto dei gli abiti particolari per caratterizzare meglio i personaggi.

Il teatro ci ha aiutato a tenere viva la nostra tradizione. Lo spunto che ci ha dato shakespeare con gli artigiani lo abbiamo sfruttato molto.

Anche i ragazzi ragusani hanno spinto sull’utilizzo dell’accento siculo. Ed hanno notato come anche i ragazzi di Brescia lo abbiano utilizzato per caratterizzare la famiglia degli dei (greci). Noi non tolleriamo queste storie siciliani = mafiosi… così come ai ragazzi di Oristano non piace sardi = pastori (secondo i ragazzi, i toscani invece in Italia sarebbero visti come allegri e gentili). Tutti stereotipi utilizzati anche da Brescia.

I nostri lavori, invece, erano un po’ più distanti dagli stereotipi televisivi presi in giro dai ragazzi lombardi. Oggi ci vuole più fantasia – dice Chiaramonte Gulfi – serve ad evadere.

Per il futuro, sarebbe bello poter andare avanti senza scordarsi del passato. Ai ragazzi sardi non è piaciuto l’utilizzo delle tecnologie (computer etc.) anche le stesse scenografie mi piacciono più semplice: sono quelli che recitano che fanno la scenografia. Così ti ci puoi immedesimare, puoi immaginartelo (ad esempio un bosco). I ragazzi ragusani ribadiscono che il loro lavoro è su loro stessi che portano in scena il quotidiano.

Sempre sullo spettacolo di Brescia, i ragazzi si chiedono perché alla fine sia stato citato Giorgio Gaber. Forse perché entrambi – Omero e Gaber – cantavano storie del loro tempo. Forse se non lo avessero fatto al Premio Gaber, non lo avrebbero citato. Ma in ogni caso ci stava di fare un parallelo, forse solo un po’ più approfondito. “Libertà è partecipazione” per i ragazzi di Chiaramonte Gulfi era la libertà di poter esprimere le proprie idee. La coppia con la signora incinta era per sdrammatizzare.

Quello che ci ha insegnato il teatro – dicono i ragazzi sardi – è stato il lasciarsi trascinare in una cosa che non avevamo mai fatto e che ci ha fatto sentire molto più a nostro agio. Sia con gli altri che con noi stessi. All’inizio poteva essere imbarazzante – si propongono strane cose. Quello che si deve fare una volta sul palco è lasciarsi alle spalle tutto il resto. Il bello è anche il viaggio. Gli anni passati sono rimasti a scuola solo per rimanere insieme ai ragazzi di teatro

I ragazzi di Chiaramonte Gulfi sono felici di aver potuto dimostrare di saper fare altro oltre a cucinare – in prevalenza provengono dall’Alberghiero – ed i ragazzi sardi hanno tenuto a precisare come abbiano conosciuto anche nuovi lati dei professori che li hanno accompagnati in questo progetto.

Il teatro può essere sia messo sopra ai ragazzi, oppure può servire a coinvolgerli. Ad esempio con l’assegnazione di un particolare ruolo può aiutare l’individuo, il ragazzo a superare i propri limiti e paure. Come guardi il pubblico ti svanisce ogni paura.

Questi mesi di lavoro insieme sicuramente ci hanno dato qualcosa. Si formano dei gruppi fortissimi dietro le quinte. Succede anche di sapere le battute di ognuno a memoria, ma poi non ti ricordi le tue…

Se per un testo come quello portato dai ragazzi sardi ci poteva essere un problema di traduzione del messaggio, il gesto supera queste barriere e riesce ad universalizzare molti concetti. I ragazzi di Oristano raccontano come uno spettacolo con le maschere sia difficilissimo, perché devi concentrarti di più su le altre parti del corpo.

In generale i ragazzi non riescono a frequentare in maniera continua e produttiva il teatro. C’è distanza: soprattutto uno dei limiti più grandi sono i finanziamenti.

Per finire, le ordinazioni per il teatro di domani: chi lo vuole di strada e circense; chi la commedia romantica; chi ha bisogno di un teatro reale, che descriva la realtà di oggi; anche il teatro gratis, almeno per i ragazzi – ai giovani può piacere o non piacere il teatro ma devono comunque essere educati ad esso.

Quello che si nota, secondo i sardi, è un paradosso: spesso i ricchi sono quelli che vanno a vedere attori (artisti) che invece sono poveri – per lo meno proporzionalmente.
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06-11-2012, 09:36 AM
Messaggio: #2
RE: Il dibattito di lunedì 9 maggio
Ulisse & gli argonauti scrive:
11 maggio 2011 alle 12:03
L’intero spettacolo era una parodia e come tale era da considerare col dovuto umorismo. Ci dispiace che sia stata così mal interpretata, ma come abbiamo ironizzato sulle cadenze sarda e sicula, nello stesso modo vi erano palesi rimandi ai dialetti lombardo/veneti. Lo scopo non era prendere in giro i dialetti, ma dare il carattere di macchietta ad alcuni personaggi di contorno. Come voi non siete pastori e mafiosi noi non siamo tutti leghisti!
In ogni caso abbiamo avuto la correttezza di applaudire a tutte le rappresentazioni, in modo da farvi sentire a vostro agio. L’atmosfera durante il nostro spettacolo ci ha lasciato amareggiati, soprattutto è stato scorretto rovinarci le scenografie.

Penelope scrive:
11 maggio 2011 alle 17:18
Condivido tutto ciò che è stato già scritto da Ulisse & gli argonauti.
Inoltre volevo solo precisare ai ragazzi di Chiaramonte Gulfi che hanno criticato la poca chiarezza nei discorsi in sardo, che per noi bresciani è stato forse più difficile capire il loro accento siculo rispetto al dialetto sardo (usato molto meno frequentemente).
Come già detto e come precisato dall’introduzione letta prima della rappresentazione del nostro spettacolo, l’utilizzo di diversi accenti da parte nostra, non era per prendere in giro, ma per denunciare i vari stereotipi adottati dalla gran parte degli italiani, e non solo.

Gino il musicista scrive:
11 maggio 2011 alle 19:10
io purtroppo mi sono addormentato (non per noia ma per stanchezza) a quello dei sardi ma so che è stato molto bello. Quello dei siculi (o meglio del siculo cantante) non l’ho ben capito…mi pareva un po’ retorico, e non capivo perchè dopo ogni slogan partisse una canzone (forse i testi andrebbero chiariti). Lui è un bravo cantante che vedrei volentieri da solista, ma non ho capito cosa centrasse in quel contesto.
Nella parodia ai siculi, il capo famiglia era molto permaloso…è bello vedere che abbiamo centrato lo stereotipo.
In ogni caso, il clima generale non mi è piaciuto, questo senso di sufficienza da parte del pubblico è stato scortese…rovinarci la scenografia è da mafiosi.
Detto questo, baciamo le mani…complimenti ai sardi.
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