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Roma - “F. Vivona”
05-05-2012, 03:49 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-11-2012 09:44 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Roma - “F. Vivona”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Vivona.jpg]

Regione: Lazio
Provincia: Roma
Località: Roma
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "F. Vivona"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Dictator et dictator
Referenti interni: ---
Referenti esterni: Monica Mariotti dell'associazione culturale "Danz'arte" Presidente Cristina Colonnetti

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 15.45 di oggi 5 maggio i ragazzi del Liceo Classico “F. Vivona” di Roma hanno presentato il progetto intitolato “Dictator et dictator”. Il laboratorio multiclasse ha coinvolto 15 ragazzi coordinati dalla professoressa Monica Mariotti insieme a Cristina Colonetti, del soggetto esterno Associazione culturale Danz’arte di Roma.

Il tema dello spettacolo è quello della cultura e dell’enorme valore che essa riveste. Lo spunto per parlarne è la vicenda di un padre che alla sua morte lascia un’imponente dittatura al figlio, apparentemente ingenuo e poco ambizioso. I conflitti con l’autorità paterna e con se stesso esplodono all’improvviso e la ricerca di una soluzione lo porta ad un’inaspettata scoperta: una sorta di “biblioteca animata”, di scrigno della cultura che il padre ha lasciato a lui solo (perché i sudditi sarebbero incapaci di servirsi di quel bene) e che il figlio utilizzerà per maturare la sua propria idea di potere e partecipazione.

L'ideologia del dittatore è affidata a brillanti e surreali dialoghi che servono a istruire proprio l'erede della dittatura. Poi in uno scenario essenziale dove prevalgono colori cupi e luci basse, la narrazione - perlopiù corale - si fa più seriosa alternandosi a passi dell'Antigone, di Brecht, di Trilussa e della Politkovskaja per concludere infine con il 'Discorso del dittatore' di Chaplin.

Il divertente e profondo progetto proposto dai ragazzi laziali ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Portoferraio (LI), Termini Imerese (PA) e Firenze.

L'INTERVISTA

Alle ore 11.30 di oggi, 5 maggio, l’istituto Superiore “Vivona” di Roma ha tenuto la tradizionale intervista, al terzo giorno di Premio e prima di presentare il proprio spettacolo nel pomeriggio “Dictator et dictator”.

“Nel nostro spettacolo sono fondamentali le improvvisazioni in ogni caso abbiamo pensato di metterci anche dei testi di Flaiano, l’Antigone di Sofocle, ma anche Brecht, Charlie Chaplin. Si spazia molto: tutto è legato in modo organico lungo il filo rosso della dittatura e dell’esercizio del potere. Insomma, è nato dall’unione delle nostre improvvisazioni con queste grandi menti.” “L’idea di fare teatro ci è venuta per passione. È nuno dei modi migliori per far arrivare un messaggio. Riesci a farlo arrivare in mofdo diverso perché spesso devi essere una persona diversa. Il teatro per noi è terapeutico: possiamo mettere in scena di autori famosissimi anche antichi, ci fa ben sperare per il futuro. Poi c’è la possibilità di entrare in una persona che non sei tu: puoi esplorare altre parti di realtà. Inoltre restituisce una migliore coscienza di un testo (succede che quando si legge un libro si pensa a come metterlo in scena). Il teatro ti insegna la gentilezza dell’ascoltare.”
“Il classico è moderno perché coglie una dimensione profonda dell’uomo, presumibilmente eterna e inscindibile dall’uomo.”
“Il teatro aiuta ad immedesimarsi in altre mentalità e in altre culture, che aiuta moltissimo ad aprire la propria. Stare sul palco è una finzione, però noi ci spogliamo di noi stessi per entrare nel personaggi: la storia è quella del personaggio, le emozioni sono le nostre.” “Il limite tra essere se stessi e farsi influenzare dal personaggio non è sempre chiaro, ma l’importante è cercarlo e trovarlo”.
“Nella realtà esistono limiti, l’importante è conoscerlo – questo si fa notando le differenze, attraverso il confronto. Il confronto con le persone, con le situazioni, anche con gli animali. Con il confronto si può cambiare, si può cambiare anche idea”
“Perché siamo venuti al Premio? Perché vedendo persone (altri ragazzi che hanno la nostra stessa passione) e spettacoli diversi c’è il confronto, e possiamo condividere le nostre esperienze con altri. Il mondo, le cose possono essere rappresentati in tantissimi modi. Ogni volta che c’è un confronto si creano i presupposti per una apertura mentale maggiore. In una discussione può anche sembrare non avere una conclusione, una fine. Ma non è mai così: c’è sempre qualcosa. Anche parlare con persone con idee diametralmente opposte dalle proprie può essere utile, può essere utile lo sforzo di comprendere le altre ragioni”.
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