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Sarzana (SP) - “T. Parentucelli”
03-05-2012, 10:04 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-11-2012 10:56 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Sarzana (SP) - “T. Parentucelli”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Parentucelli.jpg]

Regione: Liguria
Provincia: La Spezia
Località: Sarzana
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "T. Parentucelli"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Tutto potrà cambiare
Referenti interni: Rosarita Cecchinelli
Referenti esterni: Giovanni Berretta della "Compagnia dell'Ordinesparso"

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 10.30 di oggi 3 Maggio i ragazzi del Liceo Ginnasio “Tommaso Parentucelli” di Sarzana (SP), hanno presentato il lavoro dal titolo “Tutto potrà cambiare”. Al laboratorio multiclasse hanno partecipato 10 ragazzi seguiti dalla professoressa Rosarita Cecchinelli con la preziosa collaborazione esterna di Giovanni Berretta della Compagnia dell’Ordinesparso.

La scuola è alla seconda partecipazione al premio – l’anno scorso fu presentato “La nascita” incentrato sul tema della vita – ed il presente lavoro è un atto unico dalla durata totale di circa 30 minuti. I temi toccati sono quelli della la felicità, dell’amore e dei sogni. Un lavoro che è il prodotto di un anno di ricerca sulle tecniche teatrali e sul proprio corpo.
La musica - con il canto e il suono della chitarra - si fonde con i movimenti e la parola dei ragazzi liguri che allestiscono scene corali che alternano un contenuto alleogorico ad uno più agreste e narrativo. In alcuni momenti scendono anche fra gli spettatori propiziando un loro ulteriormente forte coinvoilgimento.

Anche per questo i ragazzi di Castel Maggiore (BO), La Spezia e Savona - presenti in sala - hanno molto apprezzato l’emozionante e profondo progetto dei ragazzi di Sarzana.

L'INTERVISTA

Alle ore 11.15 di oggi, 3 maggio, l’Istituto superiore “Parentucelli” di Sarzana (SP) ha tenuto la tradizionale intervista, dopo la prima giornata trascorsa al Premio e subito dopo la presentazione del proprio progetto “Tutto può cambiare”.
Per loro il Premio Gaber è soprattutto condivisione, un modo in cui “noi condividiamo esperienze e impressioni con gli altri”. Fare il laboratorio è “una crescita graduale, tutti insieme”. È difficile fare questo “in una società così individualista” così il laboratorio “non è solo lavoro: noi abbiamo un rapporto speciale, il teatro è qualcosa che va con il piacere di fare teatro. È una questione di influenza, ma vale anche per la vita, quando uno è nervoso influenza gli altri che gli stanno attorno”. Quello che abbiamo è “soprattutto voglia di stare insieme, condividere la voglia di vedersi”. Questo “si fa per non annoiarsi – per non stare in casa – e poi abbiamo una ‘malattia comune’, cioè la voglia di stare insieme e condividere qualcosa. E non abbiamo una barriera: se uno vuole entrare entra”. Sicuramente è un percorso che non fanno tutti perché “ci vuole un po’ di coraggio iniziale, della tenacia e poi si arriva alla coesione del gruppo”.
Anche per l’agitazione e la paura (soprattutto dei debuttanti) dello spettacolo i ragazzi hanno la propria opinione: “confidare nel gruppo e sentirne l’energia aiuta a superare l’ansia e tranquillizzarsi”.
Un consiglio, un augurio da lasciare agli altri ragazzi “l’attore non è colui che attua, ma colui che vive: osate, bisogna sempre essere generosi e vivere ogni singolo momento – sia sul palco che sulla vita”.
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