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Venosa (PZ) - "O. Flacco"
05-11-2012, 04:27 PM
Messaggio: #1
Venosa (PZ) - "O. Flacco"
[Immagine: Premio%20Gaber%202011%20venosa.jpg]

Regione: Basilicata
Provincia: Potenza
Località: Venosa
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "O. Flacco"

Ha partecipato: 2a edizione 2010/2011
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Viva l'Italia
Referenti interni: Ernesto Miranda
Referenti esterni: Enzo Briscese dell'associazione culturale "Il dubbio - Film Discaunt"

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 14,00 di oggi 2 Maggio i ragazzi delle classi I B, I D e II D del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Venosa (PZ) hanno portato al premio il loro spettacolo intitolato “Viva l’Italia”.

Sono 39 i ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione del progetto sotto la supervisione del professor Ernesto Miranda aiutato dagli operatori esterni Attilio Scatamacchia, Raffaello Di Leo ed Enzo Briscese dell’associazione culturale Il dubbio Film Discaunt.

La storia narrata nella rappresentazione – della durata di 40 minuti circa – è quella italiana, dagli anni ’60 in poi. Attraverso monologhi e canzoni vengono toccate le tappe principali di ogni decennio, nel tentativo di interpretarne e analizzarne criticamente lo spirito. I pezzi proposti sono inediti o appartengono ad artisti ed intellettuali quali Swift, De André, Pasolini, Impastato e, naturalmente, Gaber: autori che hanno cercato disperatamente di costruire per il nostro paese un futuro migliore.

Uno spettacolo dal deciso carattere politico: attraverso esposizioni pungenti, letture decise ed ispirate interpretazioni i ragazzi raccontano dell’Italia che è stata – dal ’68 al riflusso – partendo da quella odierna: come sempre, a un tempo, sventurata e coraggiosa.

I ragazzi potentini, con il loro spettacolo ironico e intenso, hanno riscosso molta attenzione anche da parte delle altre scuole presenti in sala cioè le elementari di Grosseto, le medie di Catania e le superiori di Prato, Sarzana (SP) e Crema (CR).
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06-11-2012, 09:24 AM
Messaggio: #2
RE: Venosa (PZ) - "O. Flacco"
Marcellino scrive:
10 maggio 2011 alle 19:07
A me non è piaciuto che chi cantava non conosceva i testi a memoria, perchè non è corretto secondo me che chi recita non guarda il pubblico.

Antonietta scrive:
10 maggio 2011 alle 19:08
Vorrei rispondere a Marcellino.
Sono una delle ragazze che ha cantato nello spettacolo,per la precisione ho avuto il piacere di poter cantare la “Canzone del maggio” di Fabrizio De Andrè e “Io non mi sento italiano” Di Giorgio Gaber.
E’ vero,anche io avevo il testo sul leggio,ed è vero che probabilmente non è stato carino da vedere,niente in contrario su questo…c’è solo un piccolo particolare che vorrei far notare: per quanto riguarda il mio caso non avrei avuto alcun bisogno dei testi poichè conosco quei brani a memoria da mesi(e non per il semplice fatto che ho dovuto cantarli a Grosseto) ma sentivo l’esigenza di avere quei fogli lì davanti,mi davano sicurezza…avevo una paura matta di sbagliare e di perdermi improvvisamente.
Spero che la mia risposta sia stata esauriente.

Marcello Siboni e Sara Martinelli scrive:
10 maggio 2011 alle 19:08
E’ stato in generale uno spettacolo satirico e piacevole.
Musiche geniali e bravi attori e cantanti.
L’unica pecca, rilevata dalla stragrande maggioranza della nostra classe, è stata la poca “neutralità” nell’affrontare le questioni trattate.
E’ necessario infatti, per quanto si possa essere d’accordo con un’idea, avere uno spirito critico in tutto; e cosa più importante non sminuire quelli che sono i problemi della propria “parte”.
M.S.
S.M.

Raffaele scrive:
10 maggio 2011 alle 19:09
E quali sarebbero queste idee ben precise di cui ne parlavi prima??

Nico scrive:
10 maggio 2011 alle 19:09
Vorrei esprimermi (almeno a nome mio e non a nome dell’intero gruppo che ha presentato lo spettacolo) sulla questione “neutralità”.
Il nostro spettacolo è stato politicamente scorretto non solo nei confronti di un singolo partito , ma dell’intera classe politica italiana; il fatto che ci fossero meno riferimenti critici a personaggi di sinistra (che comunque erano presenti: basti pensare alla frase “Gaber era di sinistra perché non assomiglia a nessun parlamentare di sinistra”) è dovuto principalmente all’assenza di tali personalità con una certa influenza sulla scena politica odierna (e questa è già di per sé una fortissima polemica). E invece è esattamente l’opposto per quanto riguarda l’accanimento contro un “particolare personaggio” che oggi figura centralmente nella nostra bella società: proprio perché è onnipresente nelle nostre vite, ci sono stati così tanti brani “consacrati a lui” (brani, per inciso, presi integralmente dai testi di due grandi autori quali Swift e Manzoni, senza alcun riadattamento).
Il nostro spirito critico è stato inoltre fortemente accresciuto dall’analisi della storia politica italiana nell’arco di questi ultimi quarant’anni; e proprio per questo, persino da alcuni miei compagni con ideologie tendenzialmente di destra, lo spettacolo è stato riconosciuto e apprezzato, in quanto è stata colta la degenerazione sia della destra sia della sinistra italiana negli ultimi anni, i cui sintomi erano già stati riconosciuti dallo stesso Gaber (piccola citazione: “Ma cos’è la destra? cos’è la sinistra?).
Ringrazio comunque moltissimo per i complimenti che ci sono stati fatti e soprattutto per le critiche che possono solo spingerci a migliorare.

Chiara e Irene scrive:
10 maggio 2011 alle 19:10
Sicuramente uno spettacolo piacevole ma, a nostro giudizio poco attinente all’idea del concorso (basato soprattutto sulla recitazione piuttosto che sul canto). Inoltre abbiamo poco gradito l’atteggiamento di molti componenti del vostro gruppo (tra cui gli accompagnatori) che non hanno saputo relazionarsi con gli altri ragazzi in modo rispettoso ed educato. Al di là di ciò dobbiamo comunque apprezzare le doti canore di alcuni di voi.

Nico scrive:
10 maggio 2011 alle 19:10
Beh insomma…una delle grandi invenzioni sceniche di Gaber è stata proprio l’introduzione della canzone a teatro…non per niente il suo si chiama teatro canzone. La canzone in Gaber non è un elemento secondario, ma fondamentale del suo stile. Se poi di Gaber non dev’essere detto niente, allora è meglio che dall’anno prossimo il premio venga chiamato, con tutto rispetto, Premio Nazionale per le Nuove Generazioni e basta.

Chiara e Irene scrive:
10 maggio 2011 alle 19:10
Sicuramente, ma almeno da quello che abbiamo capito noi la figura di Giorgio Gaber è stata introdotta per ragioni ben precise che non mi sembra siano quelle che hai detto tu…”E’ importante precisare il motivo della scelta di legare il Premio all’Artista milanese.La figura di Giorgio Gaber rappresenta un’eccellenza nella storia della cultura italiana; una figura che, anche dal punto di vista umano, si è sempre impegnata ed è emersa nella società moderna grazie alla capacità di realizzare una perfetta sintesi tra un prodotto artistico d’eccezione ed un messaggio socio-culturale autentico e fuori dall’ordinario”. Quindi non credo che questa scelta volesse portare alla creazione di pezzi a lui dedicati o che ne esaltavano i meriti (con tutto il rispetto che gli si deve), altrimenti tutti i gruppi avrebbero dovuto fare un pezzo su di lui non credi?

tommaso scrive:
10 maggio 2011 alle 19:11
sono completamente d’accordo con le mie compagnie di teatro tuttavia volevo aggiungere che non mi sembrava uno spettacolo partito dagli studenti, in quanto trattava di un argomento che per la maggioranza dei miei coetanei è quasi del tutto estraneo. Inoltre iscriversi ad un concorso intitolato giorgio gaber e fare uno spettacolo che parla degli ultimi 50 dell’italia, soffermandosi in particolare su gaber mi sebra un atto di estrema ruffianeria. A colui da noi rinominato ” ribollita” e di cui ignoro il vero nome voglio tuttavia dirgli che non porto rancore nei sui confronti per la sua esagerata allegria. Un saluto ed un bocca in lupo per il premio.

tommaso scrive:
10 maggio 2011 alle 19:11
sono completamente d’accordo con le mie compagnie di teatro tuttavia volevo aggiungere che non mi sembrava uno spettacolo partito dagli studenti, in quanto trattava di un argomento che per la maggioranza dei miei coetanei è quasi del tutto estraneo. Inoltre iscriversi ad un concorso intitolato giorgio gaber e fare uno spettacolo che parla degli ultimi 50 anni dell’italia, soffermandosi in particolare su gaber mi sebra un atto di estrema ruffianeria. A colui da noi rinominato ” ribollita” e di cui ignoro il vero nome voglio tuttavia dirgli che non porto rancore nei sui confronti per la sua esagerata allegria. Un saluto ed un bocca in lupo per il premio.

ernesto miranda scrive:
10 maggio 2011 alle 19:11
care chiara e irene, non so a quale mancanza di rispetto ed educazione voi vi riferiate. Se qualcosa è accaduto a mia insaputa sarei felice che mi comunicaste con precisone i fatti e le circostanze, affinché io possa adottare le misure richieste da una, non importa quanto grave, violazione delle regole del vivere civile. Naturalmente a me interessano di più le vostre osservazioni critiche relative al nostro spettacolo. Partiamo da Gaber cui il premio è intitolato. Se è vero, come è vero, che il senso della rassegna va cercato nella peculiarità dell’esperienza gaberiana (da individuare appunto nella sua capacità “di realizzare una perfetta sintesi tra un prodotto artistico d’eccezione ed un messaggio socio-culturale autentico e fuori dall’ordinario”) allora non si può dire che il premio ha come suo obbiettivo la recitazione. Quel che conta è la sintesi tra forma artistica (canto, recitazione, musica, immagini, ecc.) e messaggio, tra mediazione estetica e capacità di incidere sulle coscienze. Io spero che voi, oltre a condurre un laboratorio teatrale, abbiate studiato un poco l’opera di Gaber e abbiate riflettuto sulle sue peculiarità formali, sulla qualità critica della sua scrittura. Un attore (ma anche un cantante) è un intellettuale che ha responsabilità sociali, etiche e politiche precise, nella misura in cui veicola messaggi che formano le coscienze, e che possono contribuire a cambiare le cose. Se un artista non si fa carico di questa responsabilità non è un artista… è un intrattenitore, magari capace di virtuosismi tecnici, ma non un artista. L’idea di inserire nel nostro spettacolo (oltre ai brani inediti composti da noi) le canzoni di Gaber e di De André accanto a testi di Pasolini, di Manzoni, di Swift, corrsisponde all’esigenza di sfatare quegli inconsci luoghi comuni culturali in virtù dei quali si contrappone ad una cultura alta (pregiudizialmente identificata con il luogo di produzione dei “Valori estetici” autentici) una cultura bassa o popolare che, nonostante gli apprezzamenti di cui ipocritamente gode, è sempre considerata minoritaria. Provate a sfogliare un vostro manuale scolastico, o una rivista di studi letterari o teatrali, provate a cercare tra le bacheche delle facoltà universitarie, non troverete (se non relegate in una nota o in un appendice di poche righe) il nome di Gaber e di De André. Non posso, in questo spazio, dilungarmi oltre sulle ragioni per le quali questo pregiudizio agisce così efficacemente nei luoghi deputati alla produzione e diffusione delle opere culturali. (Potreste, se volete, consultare un mio saggio intitolato “Il narcisismo ferito”, pubblicato dalla rivista Athanor, in cui ho cercato di evidenziare, attraverso un discorso analitico, queste contraddizoni). Spero solo che le mie riflessioni vi inducano a riflettere in maniera critica (e sempre anche autocritica) sulla intrinseca contraddittorietà del ruolo dell’intellettuale nella nostra società, al fine di poter dar consistenza e spessore alla vostra passione per la recitazione e il teatro. Scuasate se vi ho paralato da insegnante, ma in fondo, malgrado tutto è il mio mestiere… e la mia passione. Grazie comunque della attenzione (critica) che avete voluto dedicare al nostro lavoro.
P.S. Se volete delle indicazioni bibliografiche più precise sulle questioni sopra affrontate sarò felice di fornirvele.

Nico scrive:
10 maggio 2011 alle 19:12
Vorrei precisare a Tommaso ciò che avevo già scritto: “Il nostro spirito critico è stato inoltre fortemente accresciuto dall’analisi della storia politica italiana nell’arco di questi ultimi quarant’anni”. E’ ovvio che lo spunto di riflessione (lo spunto, vorrei sottolineare) su questo argomento non sia partito da noi studenti ma dal nostro docente: ma d’altronde, a chi altri noi possiamo affidarci se non ai nostri insegnanti per quanto riguarda la memoria storica? E proprio nella scelta di questo argomento risiede la nostra anomalia, il nostro “messaggio socio-culturale autentico e fuori dall’ordinario”:proprio come hai detto tu, la maggioranza dei nostri coetanei non è a conoscenza di cosa il nostro paese abbia passato in questo ultimo quarantennio; noi abbiamo sentito il dovere di comunicare questa “riscoperta storica” che abbiamo analizzato a più giovani possibili. L’eredità che ci è stata tramandata dalla generazione sessantottina e più in generale da tutte quelle che ci hanno preceduto non è da sottovalutare assolutamente: e mi ha fatto paura, personalmente, scoprire quanto non sapevo del mio paese, che quest’anno tra l’altro festeggia anche il suo centocinquantenario. Io non sapevo NULLA o quasi dei tanti travagli italiani e nulla avrei continuato a sapere se non avessi studiato Gaber e la storia italiana recente; e se il tentativo di evitare che la nostra storia finisca nell’oblio è stato reputato una ruffianeria, bé, può solo dispiacermi profondamente per il fraintendimento. Il fatto che qualcuno vuole farci restare zitti, ignoranti e buoni nelle nostre case mi sembra un problema serissimo (che abbiamo anche affrontato nell’intervista con Alessandro).
Cambiando discorso, vorrei complimentarmi con voi perché, tra gli spettacoli visti in prima persona a Grosseto, il vostro e quello del Parenteucelli sono stati quelli che mi hanno colpito di più, soprattutto per l’abilità recitativa.
Ed infine, e mi rivolgo al mio professore, qualche scusa forse ci toccherebbe farla, soprattutto a Yassin e i ragazzi di Catania a cui è toccata la sciagura (nonché indimenticabile esperienza Smile di doverci sopportare dalla prima all’ultima notte.

tommaso scrive:
10 maggio 2011 alle 19:12
caro Nico per spettacolo partito dagli studenti non intendo l’ informazione sull’argomento gaber ma intendo lo spettacolo come struttura, trama, personaggi il teatro che viene svolto a scuola dovrebbe essere un modo di migliorarci, di permettere di controllare le nostre emozioni. Insomma il teatro scolastico a differenza di quello a livello lavorativo deve favorire la crescita della persona. prendi il nostro spettacolo, ogni attore non interpretava il personaggio bensì era il personaggio, poichè ognuno di quei personaggi è venuto fuori da ognuno di noi.
ps: il vostro spettacolo parla degli ultimi 50 anni dell’italia e non degli ultimi 40 come hai scritto tu questa a mio parere è quasi una prova del coinvolgimento passivo degli studenti.

ernesto miranda: scrive:
10 maggio 2011 alle 19:12
caro Tommaso, il teatro è cultura perchè è un modo di mettere in forma le idee. Ora, solo mediante la conoscenza e le idee è possibile cambiare, ricostruire il tessuto connettivo della propria vita emotiva, tirarsi fuori dalle sabbie mobili della passività e della rassegnazione in cui gli ultimi cinquant’anni (N.B. Nico sa benissimo che si tratta di cinquanta e non di quaranta anni) di storia del nostro bel paese hanno gettato la vostra generazione. Non si può costruire la propria identità che sulla base della conoscenza del proprio passato ed è questo il lavoro che ho fatto con (e non su) i miei ragazzi. Partendo, a dispetto di quanto sostieni, dai loro bisogni e dai loro vissuti. Voi eravate i vostri personaggi, e i miei ragazzi erano i loro. Hanno imparato a conoscere Pasolini e Impastato e ad apprezzarne l’impegno e il martirio, hanno imparato l’ironia critica e dissacrante di Gaber, l’ansia di libertà di De André. E ora non sono più gli stessi, ora sanno innamorarsi di tutto, sanno che non si può vivere senza partecipare, senza lottare per conquistarsi uno spazio, sia pur minimo, di libertà. Altro che passività. Per quanto riguarda poi l’accusa di “ruffianeria”, scusami, ma è l’esatto contrario. La nostra è stata una scelta controtendenza (prova ne sia il fatto che soltanto noi aìbbiamo portato al premio Gaber uno spettacolo che ricalca le scelte formali del grande artista milanese. Del resto a chi, come noi, è così abituato alla sconfitta (appunto perchè viaggia da sempre in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione) non gliene frega un cazzo di vincere…

Rocco scrive:
10 maggio 2011 alle 19:13
Sottolineo l’ultima parte del commento del professore: “Del resto a chi, come noi, è così abituato alla sconfitta (appunto perchè viaggia da sempre in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione) non gliene frega un cazzo di vincere…”
Noi abbiamo già vinto perché con questa esperienza ognuno di noi, chi più chi meno, è cresciuto non solo per quanto riguarda l’aspetto culturale-conoscitivo, ma soprattutto per quello socio-formativo, che è il frutto di mesi di studio ma di confronto e dialogo soprattutto. Inoltre capire la vita è una cosa, viverla e assaporarla al massimo è completamente un’altra, e noi con questa esperienza, vincitori o vinti quali saremo, l’abbiamo assaporata come quando stiamo mangiando una fetta di pane e nutella e vorremmo non finisse mai.
Mi congedo con poche ma significative parole di Gaber:
“L’appartenenza
è un’esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo. ”
Noi siamo gli altri.

Nico scrive:
10 maggio 2011 alle 19:13
Scusami Tommaso, ma devo dirti una cosa: le critiche ad uno spettacolo sono sempre ben accette, in quanto spingono tutti a migliorare, ma l’accusa di passività mi irrita (personalmente) un pò. Al di là del fatto che ti sia piaciuto o meno il nostro spettacolo, che tu ne abbia condiviso o meno le tematiche, eccetera eccetera, non puoi accusare nessuno di partecipazione passiva, perché non conosci nessuno degli sforzi né dei sacrifici che sono stati fatti per realizzarlo (immagino nella nostra come in tutte le altre scuole, compresa la vostra). La bravura di un attore, nel teatro scolastico come in quello professionale, deve stare nel saper fare proprio ogni tipo di personaggio: altrimenti, che crescita ci sarebbe nell’interpretare sempre lo stesso ruolo? Questa almeno è la mia opinione.
P.s. per quanto riguarda la questione dei 40 anni, avevo semplicemente cominciato a contare dal ’68, considerandola la data più significativa degli anni sessanta; è ovvio che considerando anche i precedenti anni, quelli che hanno portato alla nascita e allo scoppio della rivoluzione studentesca e non solo, si arriva ai 50 citati da te e dal professore. Chiedo venia per questa (lieve, credo) imprecisione.


Antonietta scrive:
10 maggio 2011 alle 19:14
Caro Tommaso,ti chiedo di risparmiarti certe accuse…tu non sai quanto abbiamo lavorato,quanto ci siamo impegnati,quanto di noi stessi ci abbiamo messo..quanto ognuno di noi si sia messo in gioco per la realizzazione dello spettacolo.
Quindi,gentilmente,cerca di pesare le parole..Grazie.

Marilia scrive:
10 maggio 2011 alle 19:14
Carissimi tutti,
lo spettacolo che è stato presentato può essere considerato uno (se non l’unico) tra i più quotati non solo per l’organicità della scaletta proposta, ma sopratutto per le tematiche affrontate e questo grazie al prof. Miranda che lo ha scritto e ha rivisitato alcuni dei testi gaberiani.Questo, però, non deve essere considerato un modo per esaltare il nostro spettacolo e sminuire quello delle altre scuole, ma soltanto un modo per chiarire a noi stessi il prodotto di un lungo e interessante lavoro di gruppo.Vorrei sottolineare che nei pochi giorni di permanenza al premio abbiamo potuto applaudire a molti spettacoli nessuno dei quali però ha centrato il tema principale (Gaber per l’appunto), cosa che non si è verificata x la nostra esibizione. Questa,tuttavia, non va presa come una critica negativa nei riguardi di questi studenti, ma semplicemente una ulteriore nota di merito al nostro gruppo.Noi siamo partiti domenica già da vincitori perchè partecipare al premio, dopo tutte le vicissitudini, è stato a dir poco un grande regalo e poi xk penso ke vincere significhi vivere al meglio il percorso di preparazione e non semplicemente esibirsi x soli 50 min sul palco dinanzi ad un pubblico.Pertanto, a prescindere da chi deterrà davvero la vittoria, noi già deteniamo una NOSTRA e questa è la cosa più importante!!Per quanto riguarda le critiche altrui, queste è bene che ci siano perchè funzionali ad una crescita(in questo caso intellettuale) e ad una maturazione, visto che l’anno prossimo ci presenteremo nuovamente al premio…e poi “abbiamo bisogno di un delirio che sia ancora più forte, ma abbia un senso di vita e non di morte”.Quindi i giudizi, se pur negativi, sono ben accetti…per non morire dentro e mantenerci pronti per un nuovo concorso…Una cosa terrei a puntualizzare riguardo lo spettacolo…il nostro può essere stimato come un excursus narrativo e musicale di un lungo processo storico che ha visto gli italiani di ogni tempo protagonisti…una sorta di trattazione sintetica, di un manuale storico costruito con la consapevolezza che l’italia attuale vive una serie di problemi(forse irrisolvibili) che compromettono la vita di ognuno..un presente, quindi, di gran lunga diverso dal passato..e se è pur vero che la storia si ripete, speriamo in una rivoluzione epocale in grado di annullare l’inutile e salvare ciò ke veramente ci potrà portare ad una salvezza e a una libertà non temuta…”Si può, siamo liberi come l’aria, si può, siamo noi che facciam la storia, si può: libertà obbligatoria”…L’ha detto anche Lui..SI PUO’…grazie a tuttiiiiiiSmileSmile

tommaso scrive:
10 maggio 2011 alle 19:14
io non credo di aver formulto nessuna accusa in quanto ho soltanto espresso il mio parere, antonietta sono sicuro che dietro il vostro spettacolo ci sia una bella preparazione.
Nico il teatro scolastico è totalmente diverso da quello professionale poichè, il gruppo teatrale a parere mio non deve portare ad essere attori bensì deve aiutarci a metterci in gioco a saper controllare le nostre paure…..Nel caso in cui un ragazzo volesse diventare un attore allora ci sono molte scuole di recitazione.

ernesto miranda scrive:
10 maggio 2011 alle 19:15
Caro Tommaso, forse i miei ragazzi sono stati un po’ troppo “diretti” nell’esprimere le loro riserve sulle osservazioni critiche da te formulate… Ma, tu lo comprenderai sicuramente, è accaduto perchè chi ha messo passione ed entusiasmo e si è emozionato e (è capitato) si è commosso sino al punto di piangere, si sente colpito nel profondo persino dalla più legittima delle critiche. Tuttavia credo che la tua replica, puntuale ed equilibrata, abbia sgombrato il campo da ogni possibile equivoco, riconsegnandoci la possibilità di una serena discussione. Sappiamo bene che il premio gaber non intende essere (e non è) una fucina di futuri artisti, ma un luogo in cui sperimentare una prassi culturale ufficialmente ignorata dalla scuola (il teatro e, io aggiungo, la musica, sono assenti dai programmi ministeriali), al fine di verificarne la ricaduta anche e, forse, soprattutto, in ambito pedagogico-formativo. E allora è certo significativo il senso che tu hai attribuito alla sperimentazione della prassi teatrale in ambito pedagogico (il ruolo di aiutare i ragazzi a superare le proprie paure e a ridefinire il profilo della loro vita emotiva); ma forse, questa funzione (che ti assicuro noi non abbiamo affatto ignorato, anche se forse l’abbiamo perseguita imboccando strade diverse da quelle da voi praticate) va integrata. Il laboratorio teatrale (il mio, a dire il vero, è un laboratorio di creatività e critica) deve, a mio parere, perseguire anche altri obbiettivi oltre a quello da te indicato: deve produrre nuove conoscenze e nuove idee, deve liberare da pregiudizi radicati e costitutivi di identità formatesi sotto la pressione di istituzioni (culturali, politiche, religiose) che mirano a neutralizzare ogni forma di consapevolezza e a inibire l’esercizio della critica (la funzione delle istituzioni è sempre stata quella di produrre consenso… e critica e consenso si elidono reciprocamente), deve promuovere forme autentiche di eticità capaci di colmare il vuoto morale prodottosi negli ultimi cinquant’anni di storia italiana.
Spero che le mie osservazioni ti siano utili per riflettere sulla tua esperienza e sul ruolo che il teatro e la cultura possono e debbono svolgere. So di essere noioso come un professore… il fatto è che sono un professore…

Nico scrive:
10 maggio 2011 alle 19:15
Tommaso, sono pienamente d’accordo sul metterci in gioco e affrontare le nostre paure…per quasi tutti noi è stata tra l’altro un’esperienza nuova che ci ha portato a tante nuove scoperte. E’ giusto che il teatro scolastico più di quello professionale sia fondato su questi valori, e non li metto in dubbio, infatti io piuttosto parlavo della capacità di un ragazzo di interpretare un ruolo inizialmente a lui magari estraneo. A me questa sembra una grande opportunità per crescere e migliorarsi, ma ovviamente è un parere personale e può non essere condiviso.
P.S. Avendo riletto un pò tutta la discussione, spero sinceramente che tu non ti sia offeso per qualche risposta troppo diretta. Ti assicuro che non vogliamo essere cattivi, anche perché sarebbe un comportamento chiuso alle critiche e quindi ai potenziali miglioramenti, solo abbiamo esagerato un pò per eccessivo affetto nei confronti del nostro lavoro Smile
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