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Torino - “Santorre di Santarosa”
11-05-2012, 08:11 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 30-10-2012 05:00 PM da Editor.)
Messaggio: #1
Torino - “Santorre di Santarosa”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Santarosa.jpg]

Regione: Piemonte
Provincia: Torino
Località: Torino
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "Santorre di Santarosa"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Milleduecento km da qui
Referenti interni: Carla Baracco
Referenti esterni: Francesca Cinalli e Paolo De Santis della compagnia "Tecnologia Filosofica"

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 8.30 di oggi 10 maggio i ragazzi dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino, hanno presentato il progetto intitolato “Milleduecento km da qui”. Al progetto hanno partecipato 19 ragazzi sotto la supervisione della professoressa Carla Baracco che si è avvalsa della collaborazione di Francesca Cinalli e Paolo de Santis della Compagnia ‘Tecnologia Filosofica’.

Il lavoro – un atto unico della durata di 25 minuti – tratta del tema dello spazio, da quello cosmico a quello racchiuso in una stanza fino alla mente stessa. Uno spazio che può essere la ‘nostra’ città ma nel breve spazio di un attimo può essere una città a milleduecento chilometri da qui. Il tema dello spazio viene affrontato così sia dal punto di vista più prettamente fisico sia da quello più propriamente mentale e spirituale.

La messa in scena - oltre che dalle luci - è fortemente caratterizzata dalla musica dal vivo: sul palco una chitarra elettrica e una fisarmonica che seguono la narrazione spesso accompagnando l'uso ritmico che i ragazzi fanno della voce. Ma la cifra dello spettacolo sono soprattutto le scene corali e coreografiche che coinvolgono tutti i ragazzi praticamente per tutta la durata della rappresentazione.

Il profondo e coinvolgente progetto proposto dai ragazzi piemontesi ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè le medie di La Spezia e Massarosa (LU) e le superiori di Carcare (SV) e Brindisi.

L'INTERVISTA

Alle ore 9.00 di oggi, 11 maggio, l’istituto Superiore “"Santorre di Santarosa” di Torino ha tenuto la tradizionale intervista, al terzo giorno di Premio e dopo che ieri ha presentato lo spettacolo intitolato “Milleduecento kilometri da qui”.

“Il progetto è iniziato nell’ottobre 2011 con un gruppo un po’ più numeroso. Partendo dal tema dello spazio abbiamo poi deciso che il nostro spazio doveva essere wuello urbano – la nostra città. I ragazzi hanno avuto l’occasione di descrivere la propria città – un po’ di loro stessi e un po’ di quel che c’è nel loro immaginario. Lo spettacolo è dei ragazzi, che hanno scritto anche gran parte dei testi. Un metodo teatrale che abbiamo adottato da almeno 3 anni perché crediamo in questo. È un impegno, tutti sono responsabili dell’altro; è formativo ma deve anche dare ai ragazzi la possibilità di esprimersi. Ognuno – magari sotto forma di metafora – ha detto qualcosa di sé. L’esperienza per qualcuno è servita anche a risolvere dei problemi. Essere qui è giù un premio, per noi. Anche solo per rilassarci un po’ [risate, NdR]”.
“Siamo una multiclasse e ci sono anche dei ragazzi provenienti dall’università che sono tornati per l’attaccamento che hanno verso il teatro”.
“Di solito, lo spettacolo nasce da una domanda e una successiva risposta scritta dei ragazzi. Dopo aver preso un estrato delle “Città invisibili” i registi ci hanno chiesto che cosa fosse per noi lo spazio. E andava bene qualsiasi cosa: ognuno si è scritto il proprio monologo. Poi sono stati editati e messi nel testo di scena.”
“In ogni caso prima di scrivere abbiamo fatto un lavoro di preparazione e riflessione: ognuno si è scelto la propria città. Il bello è che tra tutte queste fantasie abbiamo scoperto che ci sono moltissime cose in comune nelle nostre speranze. Era molto interessante il fatto che all’inizio dell’anno abbiamo scritto questi testi di getto. Poi durante l’anno ne abbiamo compreso meglio il significato (anche e soprattutto del proprio, ovviamente). Queste città muteranno e cambieranno, ma ci saranno sempre. In ogni caso tutti quelli che si sono ispirati a Torino nei testi, ne hanno parlato male. Però non tutti non sono a loro agio in questa città. A Torino, comunque, si sente proprio il passato: si respira e ci riesci a convivere”.
“È interessante vedere come le città descritte non sono reali: tutti abbiamo scritto di noi stessi. Parliamo di noi stessi per mettere in luce una nostra speranza futura, oppure per criticare”.
“Scrivere di queste città serve a sublimare la rabbia, il disagio. Solo dopo posso mettere a fuoco e capire cosa devo fare per cambiarla. Così come chi ha descritto una città utopica deve ben capire come si potrebbe raggiungerla.” “Oggi tutti si giustificano: nessuno sa cosa fare per cambiare. Ci vuole anche una vita intera per cambiare. Rimane la speranza che la nostra generazione abbi a la possibilità di sperare in qualcosa senza dare per scontato che quel qualcosa non arriverà mai”.
“Il problema è che ci vogliono far sentire il futuro, ma invece siamo il presente”. Un ragazzo spiega: “Io penso come Orwell: la speranza e la possibilità sta nella classe maggiore, a patto che questa ne abbia coscienza. Io ho paura di illudermi, ma il giorno in cui questa massa di gente si accorgerà di essere stata presa per il c*** succederà un’Apocalisse: ci sarà un cambiamento. Non sto parlando di violenza, ma di rivoluzione delle menti”. Un altro ragazzo “Io dico che oltre a pensare alle cose in grande, si deve pensare anche in piccolo. Ci sono moltissimi giovani che non is svegliano. Pensano solo che gli anziani ci abbiano rovinato il futuro. Si deve partire dal volontariato etc.” “Probabilmente quello che ci manca è l’ideologia: siamo scesi troppo nel particolare. Oggi i pariti non hanno un progetto politico e una volta che hanno eroso tutto quello che dovevano fare si esauriscono. È la nostra civiltà occidentale (che ha esaurito la possibilità di espandersi) che sta in un lento declino. La condizione per il cambiamento la dobbiamo creare: essere consapevoli di se stessi, coscienti di se stessi e poi unirsi. Finché la manifestazione è una moda, non si va da nessuna parte. Spesso fa paura guardare chi sei, oppure guardare i tuoi limiti. Però bisogna superarlo. Dovremmo far capire che noi non siamo così immaturi.”.
Un ragazzo fa notare che “I ragazzi dal ’94 in poi li sente lontani: hanno abitudini – rispetto a lui che ha 2 anni in più – completamente diverse; pare che vogliano passare dall’infanzia alla maggiore età senza le tappe intermedie”. “Probabilmente anche la televisione ha un’influenza grandissima su questo aspetto: la gente è diventata morbosa, ci sono dei voyeristi emozionali. Così funziona il successo della cronaca nera: ci sono dei servii insopportabili. La cosa divertentissima in Italia è l’informazione: si va a onde, prima i pittbull assassini, poi le ninorenni scomparse, poi gli assassini… la realtà è che l’informazione te la devi creare da te. È tutto troppo mediato”.
“Probabilmente ciò che ci differenzia dai più giovani è anche la loro passivizzazione rispetto alla TV e il loro distacco dalla lettura. Il teatro, invece, è qualcosa di attivo, che ti fa vivere. Col teatro si scoprono moltissime cose. Il teatro è bello anche perché è molto vario: all’inizio abbiamo avuto una regista molto dura – e ti disciplina tanto: beccarsi gli insulti nella vita serve – e poi invece abbiamo avuto altri interlocutori ceh ci hanno lasciato più libertà, anche di espressione. Una delle cose che ci ha colpito molto e che abbiamo imparato è che teatro è dare: è generosità. Tutte le volte che salgo sul palco tremo, è questa la cosa più bella. Ricevo prima di tutto io, e quello che ricevo posso darlo”.
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14-05-2012, 11:19 AM
Messaggio: #2
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
(11-05-2012 08:11 AM)Niccolò Ha scritto:  Milleduecento km da qui

Alle ore 8.30 di oggi 10 maggio i ragazzi dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino, hanno presentato il progetto intitolato “Milleduecento km da qui”. Al progetto hanno partecipato 19 ragazzi sotto la supervisione della professoressa Carla Baracco che si è avvalsa della collaborazione di Francesca Cinalli e Paolo de Santis della Compagnia ‘Tecnologia Filosofica’.

Il lavoro – un atto unico della durata di 25 minuti – tratta del tema dello spazio, da quello cosmico a quello racchiuso in una stanza fino alla mente stessa. Uno spazio che può essere la ‘nostra’ città ma nel breve spazio di un attimo può essere una città a milleduecento chilometri da qui. Il tema dello spazio viene affrontato così sia dal punto di vista più prettamente fisico sia da quello più propriamente mentale e spirituale.

La messa in scena - oltre che dalle luci - è fortemente caratterizzata dalla musica dal vivo: sul palco una chitarra elettrica e una fisarmonica che seguono la narrazione spesso accompagnando l'uso ritmico che i ragazzi fanno della voce. Ma la cifra dello spettacolo sono soprattutto le scene corali e coreografiche che coinvolgono tutti i ragazzi praticamente per tutta la durata della rappresentazione.

Il profondo e coinvolgente progetto proposto dai ragazzi piemontesi ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè le medie di La Spezia e Massarosa (LU) e le superiori di Carcare (SV) e Brindisi.

L'INTERVISTA

Alle ore 9.00 di oggi, 11 maggio, l’istituto Superiore “"Santorre di Santarosa” di Torino ha tenuto la tradizionale intervista, al terzo giorno di Premio e dopo che ieri ha presentato lo spettacolo intitolato “Milleduecento kilometri da qui”.

“Il progetto è iniziato nell’ottobre 2011 con un gruppo un po’ più numeroso. Partendo dal tema dello spazio abbiamo poi deciso che il nostro spazio doveva essere wuello urbano – la nostra città. I ragazzi hanno avuto l’occasione di descrivere la propria città – un po’ di loro stessi e un po’ di quel che c’è nel loro immaginario. Lo spettacolo è dei ragazzi, che hanno scritto anche gran parte dei testi. Un metodo teatrale che abbiamo adottato da almeno 3 anni perché crediamo in questo. È un impegno, tutti sono responsabili dell’altro; è formativo ma deve anche dare ai ragazzi la possibilità di esprimersi. Ognuno – magari sotto forma di metafora – ha detto qualcosa di sé. L’esperienza per qualcuno è servita anche a risolvere dei problemi. Essere qui è giù un premio, per noi. Anche solo per rilassarci un po’ [risate, NdR]”.
“Siamo una multiclasse e ci sono anche dei ragazzi provenienti dall’università che sono tornati per l’attaccamento che hanno verso il teatro”.
“Di solito, lo spettacolo nasce da una domanda e una successiva risposta scritta dei ragazzi. Dopo aver preso un estrato delle “Città invisibili” i registi ci hanno chiesto che cosa fosse per noi lo spazio. E andava bene qualsiasi cosa: ognuno si è scritto il proprio monologo. Poi sono stati editati e messi nel testo di scena.”
“In ogni caso prima di scrivere abbiamo fatto un lavoro di preparazione e riflessione: ognuno si è scelto la propria città. Il bello è che tra tutte queste fantasie abbiamo scoperto che ci sono moltissime cose in comune nelle nostre speranze. Era molto interessante il fatto che all’inizio dell’anno abbiamo scritto questi testi di getto. Poi durante l’anno ne abbiamo compreso meglio il significato (anche e soprattutto del proprio, ovviamente). Queste città muteranno e cambieranno, ma ci saranno sempre. In ogni caso tutti quelli che si sono ispirati a Torino nei testi, ne hanno parlato male. Però non tutti non sono a loro agio in questa città. A Torino, comunque, si sente proprio il passato: si respira e ci riesci a convivere”.
“È interessante vedere come le città descritte non sono reali: tutti abbiamo scritto di noi stessi. Parliamo di noi stessi per mettere in luce una nostra speranza futura, oppure per criticare”.
“Scrivere di queste città serve a sublimare la rabbia, il disagio. Solo dopo posso mettere a fuoco e capire cosa devo fare per cambiarla. Così come chi ha descritto una città utopica deve ben capire come si potrebbe raggiungerla.” “Oggi tutti si giustificano: nessuno sa cosa fare per cambiare. Ci vuole anche una vita intera per cambiare. Rimane la speranza che la nostra generazione abbi a la possibilità di sperare in qualcosa senza dare per scontato che quel qualcosa non arriverà mai”.
“Il problema è che ci vogliono far sentire il futuro, ma invece siamo il presente”. Un ragazzo spiega: “Io penso come Orwell: la speranza e la possibilità sta nella classe maggiore, a patto che questa ne abbia coscienza. Io ho paura di illudermi, ma il giorno in cui questa massa di gente si accorgerà di essere stata presa per il c*** succederà un’Apocalisse: ci sarà un cambiamento. Non sto parlando di violenza, ma di rivoluzione delle menti”. Un altro ragazzo “Io dico che oltre a pensare alle cose in grande, si deve pensare anche in piccolo. Ci sono moltissimi giovani che non is svegliano. Pensano solo che gli anziani ci abbiano rovinato il futuro. Si deve partire dal volontariato etc.” “Probabilmente quello che ci manca è l’ideologia: siamo scesi troppo nel particolare. Oggi i pariti non hanno un progetto politico e una volta che hanno eroso tutto quello che dovevano fare si esauriscono. È la nostra civiltà occidentale (che ha esaurito la possibilità di espandersi) che sta in un lento declino. La condizione per il cambiamento la dobbiamo creare: essere consapevoli di se stessi, coscienti di se stessi e poi unirsi. Finché la manifestazione è una moda, non si va da nessuna parte. Spesso fa paura guardare chi sei, oppure guardare i tuoi limiti. Però bisogna superarlo. Dovremmo far capire che noi non siamo così immaturi.”.
Un ragazzo fa notare che “I ragazzi dal ’94 in poi li sente lontani: hanno abitudini – rispetto a lui che ha 2 anni in più – completamente diverse; pare che vogliano passare dall’infanzia alla maggiore età senza le tappe intermedie”. “Probabilmente anche la televisione ha un’influenza grandissima su questo aspetto: la gente è diventata morbosa, ci sono dei voyeristi emozionali. Così funziona il successo della cronaca nera: ci sono dei servii insopportabili. La cosa divertentissima in Italia è l’informazione: si va a onde, prima i pittbull assassini, poi le ninorenni scomparse, poi gli assassini… la realtà è che l’informazione te la devi creare da te. È tutto troppo mediato”.
“Probabilmente ciò che ci differenzia dai più giovani è anche la loro passivizzazione rispetto alla TV e il loro distacco dalla lettura. Il teatro, invece, è qualcosa di attivo, che ti fa vivere. Col teatro si scoprono moltissime cose. Il teatro è bello anche perché è molto vario: all’inizio abbiamo avuto una regista molto dura – e ti disciplina tanto: beccarsi gli insulti nella vita serve – e poi invece abbiamo avuto altri interlocutori ceh ci hanno lasciato più libertà, anche di espressione. Una delle cose che ci ha colpito molto e che abbiamo imparato è che teatro è dare: è generosità. Tutte le volte che salgo sul palco tremo, è questa la cosa più bella. Ricevo prima di tutto io, e quello che ricevo posso darlo”.


Il vostro spettacolo è stato talmente coinvolgente che ha offerto notevoli spunti di discussione al nostro gruppo di ragazzini (età media 12 anni). Sono i miracoli del teatro! Rossana
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18-05-2012, 11:58 AM
Messaggio: #3
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
Abbiamo ripensato a come il teatro e il linguaggio dell'arte in generale possa essere davvero compreso da chi sa spogliarsi di pregiudizi e preconcetti. Per i nostri "grandi" confrontarsi con dei ragazzi più giovani e sentirsi da loro apprezzati ha aperto molte porte e abbattuto qualche muro!!
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04-06-2012, 11:08 AM
Messaggio: #4
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
Bravi ragazzi! Avete meritato la vittoria. I nostri ragazzi hanno fatto il tifo per voi. Quando abbiamo sentito la nostra nomination abbiamo sperato anche per noi perchè...ci abbiamo creduto! Come tutti del resto. Comunque va bene anche così!
Ancora complimentissimi!!!!
Scuola Piaget La Spezia
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04-06-2012, 04:13 PM
Messaggio: #5
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
Grazie!!!!! Veramente!!! Inutile dirvi che siamo felicissimi, ma anche che... anche noi abbiamo fatto il tifo per voi!! Ti posso assicurare che già quando sono passate le immagini del vostro gruppo c'è stato un grande applauso che si è replicato alla vostra nomination! Contenti anche perché c'eravamo tutti con massarosa che completava. Il segno che sono stati tre giorni bellissimi e che la vittoria è di tutti! In fondo, i vostri ragazzi con il loro entusiamso hanno caricato i nostri e forse viceversa. Credo che sia bello tutto quello che abbiamo vissuto e la vittoria per noi è la ciliegina sulla torta... ma soprattutto... che buona la torta!!!!
Un abbraccio a tutti e tanti baci ai vostri meravigliosi ragazzi!!!
Carla, Paolo e i ragazzi del Santorre di Santarosa
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04-06-2012, 06:19 PM
Messaggio: #6
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
(04-06-2012 04:13 PM)carla baracco Ha scritto:  la vittoria per noi è la ciliegina sulla torta... ma soprattutto... che buona la torta!!!!

Tantissime TORTE veramente squisite!
Una torta senza ciliegina rimane buona, ma solo ciliegine senza la torta ... ?
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04-06-2012, 11:05 PM
Messaggio: #7
RE: Torino - “Santorre di Santarosa”
... solo ciliegine senza la torta sarebbe come andare ad "Amici"!!!
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