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Torino - “V. Gioberti”
08-05-2012, 08:25 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-11-2012 09:18 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Torino - “V. Gioberti”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Gioberti.jpg]

Regione: Piemonte
Provincia: Torino
Località: Torino
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "V. Gioberti"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Il giardino dell'anima
Referenti interni: Sebastiana Bonaffini
Referenti esterni: ---

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 8.30 di oggi 8 maggio i ragazzi del Liceo Classico e Linguistico Statale “V. Gioberti”, hanno presentato il progetto intitolato “Il giardino dell'anima”. Il progetto ha coinvolto 35 ragazzi che hanno partecipato sotto la direzione della professoressa Sebastiana Bonaffini coadiuvata dall'operatore esterno Dario Cirelli.

Lo spettacolo – un atto unico di circa 40 minuti – esplora la tematica della donna, affrontando nel contempo le questioni dell’identità e della scelta. Attraverso delle istantanee di figure femminili nelle diverse età della vita, si spiega quali e quante siano queste figure che nel corso della nostra esistenza ci hanno guidato, aiutato, creato. Il tutto avviene in un giardino immaginario, mentre gli uomini cercano il dialogo e le donne ne ridono. Solo una ragazza vuole ascoltare, forse perché dentro di lei c'è qualcosa che deve essere ascoltato. Quella ragazza è tutti noi: tornata bambina, è in cerca di un sogno e il giardino è il luogo in cui cercarlo.

La rappresentazione prevede varie tecniche espressive: accanto ai dialoghi e ai testi letterari, sono molto importanti le coreografie e le musiche - scelte con perizia - che commentano e aiutano le scene fortemente corali dei ragazzi.

L'intenso e coinvolgente progetto proposto dai ragazzi piemontesi ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Cammarata (AG), Carbonia (CI), Ancona, Cagliari e Francavilla Fontana (BR).

L'INTERVISTA

Alle ore 10.00 di oggi, 8 maggio, l’istituto Superiore “Gioberti” di Torino ha partecipato alla consueta intervista, dopo aver appena presentato il proprio spettacolo “Il giardino dell’anima”.

“Nel nostro spettacolo abbiamo voluto rappresentare il mondo femminile. Ognuno ha fatto uscire i propri pensieri e poi abbiamo cercato di tagliare il tutto e metterlo insieme. Tengo a precisare che è solo una parte dell’universo femminile – noi abbiamo rappresentato la parte più forte delle donne, ma ce n’è anche uno più allegro. Lo abbiamo indagato in relazione al mondo esterno, agli uomini, alla famiglia ma anche con se stesse (anche ai propri ricordi).”.
“Noi prima di qualsiasi cosa facciamo un riscaldamento. Di solito durante le prove lavoriamo molto col corpo, impariamo a gestire lo spazio. La tematica è stata scelta dalle ragazze [in netta maggioranza, NdR] in realtà per caso: da una canzone è nata la decisione”.
Una ragazza di prima spiega che “Fare teatro all’inizio ha portato molti complessi: la paura di sbagliare, di essere goffa… ora sono soddisfattissima, ho ancora l’adrenalina dentro. Se il corpo segue con i movimenti il linguaggio la potenza del messaggio si triplica. Per quanto riguarda la tematica, io sono in un limbo – tra bambina e donna. Non si sa che cosa si è. C’è un cambiamento in atto”. “Fare teatro insieme è un’esperienza stupenda. È come una famiglia”.
Gli uomini si sentono “beati fra le donne. Per tutto lo spettacolo, comunque, sono allibiti e spaesati dal mondo delle donne. In ogni caso, abbiamo cercato di tirare fuori noi stesi e per capirsi serve di entrare in relazione. Probabilmente entrare in relazione con questo mondo ci ha aiutato. Il dialogo con il mondo femminile. Abbiamo cercato dentro di noi”.
“Principalmente ci siamo divertiti. Ma la cosa bella è che è nato tutto da noi: testi, scene etc.”.
Cosa vorreste cambiare delle relazioni che avete proposto?
“Noi abbiamo fato lo spettacolo per farci ascoltare. Il cambiamento che vogliamo è questo dialogo, ascolto reciproco. Vogliamo essere insieme – uomini e donne – in dialogo.”
Nella vostra scena dei ‘burattini’, chi manovrava chi?
“All’inizio donne e uomini, poi solo gli uomini: sono loro che poi alla fine hanno l’ultima voce in capitolo. In realtà pensavamo anche che l’ultimo burattinaio è Facebook. Non sempre, ma spesso (anche se non è evidente) in ogni relazione esiste un rapporto burattino\butrattinaio. All’interno dello spettacolo a volte si scambiavano di ruolo, poteva esserci anche equilibrio. Nelle circostanze cambia la persona.” “Possiamo vederla in un’altra ottica: focalizzarci sui ragazzi che si vogliono far manovrare. Dove arrivano dentro un sistema (FB ne è un emblema) in cui il meccanismo è questo: viviamo alla ricerca di una guida”. “Non è nemmeno detto che il burattinaio sia cosciente del proprio ruolo”.
Oggi i media tendono non ad aprirvi, ma a chiudervi. Che ne pensate?
“Naturalmente, anche noi utilizziamo Facebook. Ma tutto dipende da noi: lo strumento in sé è positivo – dipende da come lo si usa. Il senso della scena su FB è che il mezzo FB può diventare un’ossessione – condiziona la nostra vita. Diventa esagerato. Anche le relazioni possono venire stravolte da FB: spesso gli ‘amici’ sono solo conoscenti, con i quali non usciremmo mai”. “secondo noi, per vedere quanto un paese sia libero (in senso lato) non bisogna guardare quanto libertà viene limitata, ma di quella libertà che uso se ne fa. Bisogna osservare che uso fa il popolo della libertà che gli è stata data. Questo dipende dal singolo, da quanta libertà ci possiamo dare noi stessi”.
“Secondo noi l’importante è mantenere un occhio critico su qualsiasi informazione. Dai giornali, dalla TV, da tutti i media”.
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