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Francavilla Fontana (BR) - “V. Lilla”
07-05-2012, 03:31 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-11-2012 09:23 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Francavilla Fontana (BR) - “V. Lilla”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Lilla.jpg]

Regione: Puglia
Provincia: Brindisi
Località: Francavilla Fontana
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "V. Lilla"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Viandante su un mare di nebbia
Referenti interni: Daniela Epifani
Referenti esterni: ---

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 15.30 di oggi 7 maggio i ragazzi dell’IISS “V. Lilla” sez. Classico Francavilla Fontana (BR), alla loro seconda partecipazione al Premio, hanno presentato il lavoro intitolato “Viandante su un mare di nebbia”. La professoressa Daniela Epifani ha guidato i 20 ragazzi partecipanti nel percorso del progetto.

Il lavoro - che per il titolo si ispira al quadro di Friedrich - tratta dello scontro tra il sogno e la realtà e dei pericoli che possono generarsi dai sogni infranti. La storia è quella di un ragazzo idealista e sognatore, prima illuso e poi deluso dalla vita. A quel punto viene in contatto con il suo lato più oscuro e la sua strada si intreccia con quella di ignari sconosciuti da lui messi in difficoltà.

L'inizio è affidato ad un intervento musicale che introduce al tematica dello spettacolo. Sulla scena sia alternano i vari personaggi che interagiscono col protagonista alle prese con le difficoltà della vita e dello scorrere del tempo (centrale è la presenza sul palco di una clessidra), che in particolare ruotano attorno ai temi del precariato e del lavoro.

Il profondo e denso progetto proposto dai ragazzi brindisini ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Venosa (PZ) e Francavilla Fontana (BR).

L'INTERVISTA

Alle ore 17.30 di oggi, 7 maggio, l’istituto Superiore “Lilla” di Francavilla Fontana ha tenuto la consueta intervista, dopo aver appena presentato il proprio spettacolo “Viandante in un mare di nebbia”.

“Volevamo mostrare quello che può accadere ai ragazzi quando sono privi di sogni (dopo che hanno perso i loro sogni): ad esempio scendere a compromessi con la propria anima e fare delle scelte che non si riveleranno giuste”. Da qui “il tema del precariato, che non è solo nel lavoro, ma anche – purtroppo – in altri ambiti della vita. La scena cardine dello spettacolo è quella in cui il protagonista tra Aurora (effimero e appagante solo per poco) e Sofia (cioè sapienza) il ragazzo cerca la prima, anche se è più importante la seconda. Il personaggio durante tutta la recita subisce un cambiamento. L’unico che rimane saldo è Sofia: la saggezza.” “È stata un’esperienza molto importante: stare insieme, condividere le cose con il proprio gruppo…ce la siamo dovuta cavare molto da soli. Un aiuto vero e proprio dalla scuola non l’abbiamo avuto. Abbiamo dovuto ricorrere ad un esperto (senza niente in cambio) esterno che non è potuto venire per motivi di lavoro”. “Purtroppo ci dispiace, ma non abbiamo avuto nessun appoggio nemmeno per le questioni burocratiche dalla nostra scuola. Io credo che si creda molto che la scuola studiare 5 ore poi tornare a casa e continuare. Ma forse anche per questo è stata un’esperienza che ci ha aiutati a crescere molto, insieme (noi). La scuola non lo fa perché è pigra”. Sulla perdita dei sogni: “È facile costruire castelli per aria, poi però si scontra con la realtà e deve smettere di sognare. Forse è proprio colpa della realtà. E si può scegliere molte soluzioni: il suicidio, i compromessi (come la corruzione etc.)”. “Quello che si vede nello spettacolo è anche un’allegoria: è un tema al quale noi (futuri maturandi) ci stiamo avvicinando poco a poco. Sentiamo che è un problema e sappiamo che il cambiamento deve iniziare da noi. Bisogna comunque avere il coraggio di fare delle scelte”.
“Il nostro lavoro è un monito che abbiamo voluto dare soprattutto a noi stessi: mai scegliere la strada più facile, ma fare ciò che veramente uno ha voglia di fare – altrimenti si perde la propria coscienza e anima”. “Per cambiare si deve cominciare dalle piccole cose. Se si è in tanti si può fare.” “Alle volte c’è bisogno che una persona riesca a trascinare gli altri: cioè quelli che vogliono cambiare ma sono timorosi, rimangono immobili: questo perché viviamo in una società in cui è più facile prendersela col vicino debole che col lontano potente”. “Il cambiamento avviene dalle piccole cose: anche l’essere qui, insieme, aver fatto un gruppo. Abbiamo dimostrato a noi stessi che ce la possiamo fare. Per cambiare bisogna poter creare una comunità che condivida le stesse idee”.
“Ormai i partiti non ci rappresentano: ma non si deve arrivare all’anti-politica, perché faremmo il loro gioco. Dovremmo rifiutare le offerte di queste persone che promettono, per sentirci più forti”.
“Il lavoro cinematografico dei nostri compagni ci ha molto colpito e l’abbiamo molto apprezzato”.
Sulla politica “non di devono incolpare i politici per la situazione – che sono marionette – ma chi permanete ha potere: le banche. Si tratta del signoraggio bancario: la finanza, il denaro sono molto più potenti degli ideali. forse si deve trovare una nuova politica che torni a quella di una volta”.
“Siamo convinti che l’anti-politica non sia una cosa giusta. Però non si può pretendere che lo facciano per forza all’interno di un’associazione partitica. Da noi non ci sono spazi al di fuori della scuola. Non mi spiego come un sindaco, un’amministrazione non riesca ad organizzare incontri etc. che potrebbero farci crescere molto”. “Oggi è facile capire che quello che si vede intorno è marcio: l’ideale bisogna conquistarselo. Il consumismo e la tensione ad avere dei bisogni comuni ci ha massificato. Penso che in ogni paese ci sia un gruppetto che fa in qualcosa in cui crede. Per il resto vediamo ragazzi uguali: fotocopie. È vero che certi ragazzi sono motivati a cambiare ma altri no: si accontentano di quello che hanno – materialmente”. “L’unico modo per cambiare è la rivoluzione – probabilmente basata sulla semplice forza dell’uomo (non con le armi)”. “Oggi manca l’unione e partire: è per quello che non si creano punti di aggregazione a meno che non abbiano un fine di business (bar etc.)”. “è bene avere dei punti di riferimento – anche nel passato – prima di muoversi.”
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