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Firenze - “Sassetti-Peruzzi”
05-05-2012, 01:50 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-11-2012 09:48 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Firenze - “Sassetti-Peruzzi”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Sassetti-Peruzzi.jpg]

Regione: Toscana
Provincia: Firenze
Località: Firenze
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "Sassetti - Peruzzi"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Questa sporca guerra sporca
Referenti interni: Marisa Miranda e Rita Trovino
Referenti esterni: Diletta Oculisti e Vania Mattioli del gruppo "Noirdesir.it"

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 14.00 di oggi 5 maggio i ragazzi dell’IPSCT “Sassetti-Peruzzi” di Firenze, hanno presentato il lavoro intitolato “Questa sporca guerra sporca”. I 15 ragazzi hanno partecipato al laboratorio multiclasse ‘Si va in scena’ sotto la direzione delle professoresse Marisa Miranda e Rita Trocino che si sono avvalse della collaborazione di Diletta Oculisti e Vania Mattioli del gruppo noirdesir.it di Firenze.

Il lavoro – due atti per una durata di 40 minuti – è una sorta di documentario in cui si tratta principalmente il tema dei desaparecidos. La rappresentazione prevede una prima parte in cui si raccontano le vicende (sequestri, massacri, sevizie ma anche movimenti di lotta e solidarietà) che hanno coinvolto le vittime e i loro familiari, ed una seconda parte in cui trovano spazio le testimonianze dei carnefici. Infine la trasmissione della memoria, attraverso la stampa.
In un allestimento essenziale (dove i colori predominanti sono il bianco e il nero e sono le luci e i gesti a farla da padrone) con i testi presi in gran parte da "Le irregolari" di Massimo Carlotto i ragazzi si muovono e interagiscono in scene corali, cariche di tensione e drammaticità. In questo modo danno voce alle disperate e combattive 'madri di Plaza de Mayo', dalla protesta alla prigione. Poi sono i carnefici a parlare delle loro torture, in una sorta di intervista\confessione. Infine, la cronaca della sorte dei generali e dei loro uomini.

Il profondo e impegnato progetto proposto dai ragazzi piemontesi ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Roma, Portoferraio (LI), Termini Imerese (PA) e Montagnana (PD).

L'INTERVISTA

Alle ore 16.30 di oggi, 4 maggio, l’istituto Superiore “Sassetti-Peruzzi” di Firenze ha tenuto la tradizionale intervista, al terzo giorno di Premio e dopo aver presentato il proprio spettacolo “Questa sporca guerra sporca”

“Abbiamo scelto questa tematica [i desaparecidos, NdR] perché proprio nel 2012 è stato deciso di concludere i processi in merito a questi atti che ancora non hanno avuto un colpevole. Ci siamo documentati molto su questo argomento. Ogni anno scegliamo se,pre temi di attualità: l’anno passato abbiamo proposto dei pezzi da ‘Pinocchio’, ‘Don Chisciotte’ e ‘Promessi Sposi’ mettendoli in relazione con le reazioni contro la riforma Gelmini. Ovviamente ci vengono proposte idee dagli insegnanti e poi cominciamo la ricerca”.
“Noi ci sentiamo un gruppo, perché siamo tutti amici e ci vogliamo tutti bene. Per la maggior parte ci siamo conosciuti all’interno di questo gruppo di teatro. Ovviamente c’è bisogno della collaborazione di tutti. Dietro le quinte è vitale trovare della collaborazione: se uno ha delle difficoltà… sapere che ci sono delle persone su cui puoi contare se hai problemi è molto rassicurante.”
“Alle prove siamo stati sempre a stretto contatto: ci diamo consigli su come fare meglio. C’è una coesione, riusciamo a far bene: ci diamo una mano. Dobbiamo essere legati,perché se c’è uno un po’ più debole siamo tutti al suo livello”.
“Siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto oggi. I messaggi che erano dentro al nostro spettacolo erano diversi: di base era un atto di accusa contro il potere e il modo di esercitarlo; volevamo mostrare anche il senso di ribellione da parte delle madri – delle sessantenni. Inoltre è importante ricordarlo perché potrebbe accadere in qualsiasi altra parte del mondo. È più che trasmettere un concetto il nostro era più un immergersi in un momento storico e in una situazione estremamente particolare”.
“È anche vero che l’argomento non è molto conosciuto soprattutto in Italia. Per l’approfondimento ci hanno infatti molto aiutato le professoresse: i dettagli non sono farina del nostro sacco. D’accordo, il loro non è un apporto diretto, ma il fatto di aspere che loro ci sono ci dà sicurezza. Quello che ci abbiamo messo noi sono le nostre emozioni e la nostra ispirazione”.
“Noi facciamo un teatro di denuncia, perché crediamo che abbia un impatto maggiore sulla persona che ci sta ascoltando. Secondo noi ci colpisce più una scena vista a teatro che una che passa in televisione: l’attore trasmette i suoi sentimenti dal vivo, non è che vedi il sentimento filtrato da uno schermo. C’è anche la differenza tra virtuale e reale. E poi vedere le facce del pubblico ti dà una carica in più. Lo sentiamo moltissimo il pubblico quando siamo sul palco: euforia mista a panico – occhi puntati addosso, non sai da che parte guardare…”.
“Denunciare qualcosa via internet (anche se forse è più facile) è molto freddo. Oggi i giovani sono molto svogliati – far vedere le cose in teatro è un metodo più diretto e facile per renderli partecipi e coscienti. Su internet è anche facile fraintendere. È l’emozione che porta il nostro messaggio”.
“Per quanto riguarda la comunicazione e il silenzio [tema vivo nello spettacolo, NdR] è vero che ogni tanto c’è bisogno di staccare, di fare un reset e cercare un canale di comunicazione diverso. Quello che fanno le mamme dei desaparecidos ci ha molto colpito.”
“Per metà gruppo è il secondo anno di esperienza teatrale, e dobbiamo dire che questa è qualcosa i serve molto per andare oltre l’apparenza, conoscere le persone sotto un altro punto di vista”.
“A Firenze il 24 maggio lo faremo anche meglio! Al Teatro ‘Florida’ in via Pisana a Firenze e il biglietto costa 5 euro [risate NdR], lo facciamo per un festival organizzato dal comune. Giochiamo in casa, stavolta. Certo: a volte giocare in casa è peggio, mette più tensione ed emozione…”
“Quest’esperienza ci è ‘garbata’ molto: il fatto di mescolare i gruppi, facendogli fare attività, è una cosa molto bella. Così come confrontarsi con i gruppi nei dibattiti etc.”

Un ringraziamento “ringraziamo la nostra scuola che ci ha dato la possibilità di fare questa esperienza. E sottolineiamo la parola ‘possibilità’, perché c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha”.
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