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Santa Fiora (GR) - “M. Pratesi”
18-05-2012, 02:04 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 30-10-2012 05:20 PM da Editor.)
Messaggio: #1
Santa Fiora (GR) - “M. Pratesi”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Pratesi.jpg]

Regione: Toscana
Provincia: Grosseto
Località: Grosseto
Ordine e grado: Scuola Primaria
Denominazione: "M. Pratesi"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Si stava meglio quando si stava peggio
Referenti interni: Claudia De Santis
Referenti esterni: ---

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 14.30 di oggi 18 maggio i ragazzi delle classi II^, III^, IV^ e V^ dell’Istituto Comprensivo “M. Pratesi” di Santa Fiora (GR), hanno presentato il progetto intitolato “Si stava meglio quando si stava peggio”. I 70 ragazzi hanno partecipato al progetto guidati dall’insegnante Claudia De Santis.

Il lavoro – quattro atti per un totale di 20 minuti – è incentrato sul tema delle risorse vitali, in particolare l’acqua, e sull’importanza che hanno rivestito nel corso della storia. In questo modo i bambini comprendono e fanno rivivere – attraverso l’ascolto e la rielaborazione di racconti diretti e l’utilizzo degli oggetti dell’epoca – momenti della tradizione del territorio.

Attraverso un magico viaggio nel tempo ci si sposta da una moderna cucina illuminata dalla luce della televisione fino ad una veglia davanti al camino, piena di chiacchiere e vita. I ragazzi portano avanti la narrazione con scene corali e dialoghi serrati, muovendosi in una scena ricca di particolari. Il viaggio - tra balli e giochi - diventa una sorta di ripasso delle tradizioni locali, mettendo a confronto le usanze di un tempo con le abitudini di oggi.

Il simpatico e suggestivo progetto proposto dai ragazzi santafioresi ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè Latina, Milano e Grosseto.

LE INTERVISTE

Alle ore 10.00 di oggi, 16 maggio, i ragazzi della classe 4^ dell’elementare “Pratesi” di Santa Fiora (GR) ha tenuto la tradizionale intervista, al loro primo giorno di Premio.

“Nel nostro spettacolo si parla della vita di tanto tempo fa – negli anni ’50-’60 – e usiamo il dialetto santafiorese. Il nostro episodio dentro lo spettacolo [intitolato ‘Si stava meglio quando si stava peggio’] si chiama ‘S’era a veglia’. Ci sono vari personaggi: una vecchia che dice i proverbi, uno che beve sempre, uno che cuoce le castagne… È come un ricordo dei vecchi tempi”.
“Il progetto è cominciato l’anno scorso. L’abbiamo ripreso e consolidato. Lo proviamo quasi ogni giorno per non superare il limite di tempo – vedremo se ci sono tante altre parti da togliere”.
“Durante le prove chiacchieravamo sempre. Ci ricordiamo gli errori di dizione quando provavamo la nostra parte. Per i testi hanno fatto tutto le insegnanti. La difficoltà più grande è stata quella di ricordarci le parti. Poi è difficile ricordarsi quando entrare in scena…”
“Il teatro ci ha regalato l’emozione, la felicità. Il teatro è anche unione e collaborazione”.
“Prima di fare la recita davanti ai genitori, un po’ si è emozionati e un po’ ci si vergognava perché non sappiamo parlare benissimo santafiorese. Questa emozione per alcuni se ne va alla fine, per altri dura un po’ anche dopo. Per altri ancora, dopo le prime due battute è tutto più semplice. Il bello nel teatro è che stiamo tutti uniti, ci facciamo compagnia a vicenda. Se uno non si ricorda le parole può suggerirlo a bassa voce, oppure quando sei nel coro, il coro ti aiuta a cantare. Oppure se qualcuno sbaglia chi gli sta accanto cerca di incoraggiarlo – non è che 'non gliene può fregà di meno'. Noi ci sentiamo un gruppo unito. A volte litighiamo, ma appena siamo sul palco ci uniamo e ci diamo una mano”.
“Ci siamo divertiti molto durante il progetto. Però ci siamo un po’ annoiati quando dovevamo aspettare glia altri per entrare in scena. Abbiamo fatto tutto all’interno della scuola: poi ci siamo anche allenati a casa”.
“Una cosa che ci è piaciuta molto di queste tradizioni che abbiamo trovato è il fatto che ci si trovava insieme e si chiacchierava. Senza televisione. Poi si andava a lavare alla fonte: senza lavatrice. Anche coltivare l’orto e prendere la frutta e la verdura senza andare a comprarla, oppure allevare le bestie – le mucche e le pecore per fare il latte. Una volta si trovava l’acqua solo fredda, oggi dal rubinetto ce l’abbiamo calda e fredda. Oggi non si fanno più queste cose perché c’è la tecnologia che fa tutto. Oggi i bambini non fanno giochi semplici – anche se noi siamo fortunati perché stiamo in un posto che ci permette di giocare fuori, per la strada o in una piazza”.
“Tutte queste cose che non si fanno più, ci piacerebbe farle. Una tradizione particolare che c’era a S. Fiora era quella del ‘Volo della capra’ che prevedeva che si lanciasse una capra finta verso il muro di una chiesa: lì si schiantava e uscivano le caramelle”.
“C’è anche una tradizione che si fa ancora oggi: il tiro della fune a S. Michele. Poi c’è la gara di chi mangia prima la pasta e anche uno che si deve soffiare e svuotare i bicchieri pieni di farina e acqua. Un’altra tradizione importante è quella della processione dei tronchi del 3 di maggio: vengono trasportate delle croci grandissime per tutto il paese”.
“Ci sono moltissimi giochi della tradizione che ci piacciono. Li facciamo anche durante le nostre feste di compleanno.”

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Alle ore 11.15 di oggi, 16 maggio, i ragazzi delle classi 2^ e 3^ dell’elementare “Pratesi” di Santa Fiora (GR) hanno tenuto la tradizionale intervista, al loro primo giorno di Premio.

“A fare questa esperienza di tetro ci siamo molto divertiti. Ci conoscevamo già tutti – anche tra 2^ e 3^ – e questo ci ha aiutato. La nostra scena nello spettacolo parlerà dei nonni che ricordano i tempi passati. Che erano diversi da ora, che si sta sempre a pulire…”
“Non è stato difficile imparare le battute. La difficoltà che abbiamo trovato è che quando uno sbaglia, sbagliamo tutti. Comunque il primo obiettivo è divertirsi. Questo spettacolo lo abbiamo già fatto l’anno scorso: eravamo in prima e in seconda”. I ragazzi di terza spiegano che “in prima avevamo lavorato sull’acqua – le gócciole”.
“Alle prove ci siamo trovati bene. Il nostro spettacolo parla del passato, dei nostri nonni. Nel passato si giocava a carte, si parlava, si andava a lavà alla fonte… oggi invece si gioca ai videogiochi e non si sta insieme”.
“È meglio giocare ai videogiochi o guardare la televisione: è meno faticoso del teatro. Basta pigiare un bottone. Invece a teatro ci sono le prove, si deve imparare le cose a memoria… poi si deve cantare…si devono fare troppe cose. Per fare lo spettacolo ci siamo aiutati a vicenda: è stato difficile imparare le parole e ricordarsi in che momento dirle”. Una bambina spiega “ho trovato difficoltà quando dovevo ballare, perchè mi vergogno un pochino”. Un bambino invece dice “non riuscivo memorizzare le parole del copione”. Un’altra racconta che le “viene l’agitazione quando deve salire sul palco”. Ma quasi tutti spiegano che “una volta saliti sul palco finisce la paura”. Per altri “solo alla fine dello spettacolo”.
“Quando si fa teatro si ha sempre paura di fare brutte figure. Per i balli e i canti ci siamo organizzati con le maestre: provavamo tutti i lunedì”. “È anche successo che ci siamo litigati durante questo periodo”.
“Quando si facevano le prove, Dario cominciava a sbaglià tutte le battute: per esempio invece di moglie diceva maglie…”
“Rispetto alle prove ci piace più il momento dello spettacolo: perchè c’è gente che ci applaude. Questo spettacolo lo hanno già visto i nostri genitori e nonni. Ora siamo più agitati, se pensiamo che ci vedranno solo altri ragazzi. Tre giorni prima delle prove siamo andati in classe quinta e abbiamo visto un video [lo streaming sul sito, NdR] di uno spettacolo sulla pubblicità [quello di Barletta, NdR]. Non ha fatto ridere ma era bellino. Il nostro fa ridere”.

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Alle ore 14.30 di oggi, 16 maggio, i ragazzi delle classi 3^ e 5^ dell’elementare “Pratesi” di Santa Fiora hanno tenuto la tradizionale intervista, al loro primo giorno di Premio.

“Il nostro spettacolo tratta delle usanze che avevano tanti anni fa. Come parlavano, l’abbigliamento che portavano, non c’erano luce e acqua – si lavava alla fonte con la cenere. Parla delle tradizioni del nostro territorio di tanto tempo fa. Si andava a bere all’osteria. Quelli che non avevano lavoro andavano all’osteria. Nello spettacolo ci sono i nonni, le nonne, le mamme…”.
“Le tradizioni che poi abbiamo messo nello spettacolo ce le hanno spiegate le maestre. A noi piacciono queste vecchie tradizioni: o meglio, alcune cose ci piacciono altre no. Andare fuori a prendere l’acqua di inverno non è molto comodo… alcune cose sono belle perché avevano un abbigliamento semplice. Anche la casa si puliva meno. Ci piace la lingua e le feste tradizionali. Non avevano la TV, la sera accendevano il fuoco e si mettevano davanti al camino a veglia o a raccontarsi storie”.
“Nel nostro spettacolo c’è una parte che spiega come tanto tempo fa ci si accontentava di quello che c’era. Oggi non è così: basta pensare all’acqua che usiamo in continuazione anche a sproposito”.
“Ci siamo trovati molto bene a lavorare insieme. Le maestre ci hanno parlato di questa idea di fare una recita di fine anno: abbiamo cercato l’idea e poi ci hanno dato il copione e abbiamo cominciato a lavorarci. Abbiamo fattole prove: s’è imparato a memoria ognuno la sua parte e nel frattempo le maestre ci hanno detto le cose essenziali per stare sul palco. In questo spettacolo abbiamo aggiunto anche delle canzoni di tanto tempo fa che magari oggi non si cantano più.”
“Il nostro spettacolo si chiama ‘Si stava meglio quando si stava peggio’. Magari non è proprio così: per certi versi alcune cose erano migliori, ma per altri è molto meglio oggi”.
“Nel teatro di bello c’è recitare, far commuovere la gente, scoprire cose nuove, stare insieme (è un’attività che si fa in gruppo), mi piace sentirmi camminare sul legno”.
“Nel fare questa esperienza abbiamo anche provato vergogna e imbarazzo – per recitare. Ma questo imbarazzo e ansia passa: a volte all’inizio, a volte alla fine.”.
Un ragazzo dice “Per me un’emozione è recitare davanti agli altri. Vengono i brividi. Dopo che parli, che dici le prime battute passa la paura”. Una ragazza spiega “A volte si può aver paura della reazione del pubblico”.

Un ringraziamento: “vogliamo ringraziare le maestre!”
E un saluto a chi ci vedrà nel video “Ciao!”
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