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Noventa Vicentina (VI) - “U. Masotto”
14-05-2012, 09:17 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 31-10-2012 11:09 AM da Editor.)
Messaggio: #1
Noventa Vicentina (VI) - “U. Masotto”
[Immagine: Premio%20Gaber%202012%20Masotto1.jpg]

Regione: Veneto
Provincia: Vicenza
Località: Noventa Vicentina
Ordine e grado: Istituto di Istruzione secondaria di secondo grado
Denominazione: "U. Masotto"

Ha partecipato: 3a edizione 2011/2012
Sezione: Teatro
Titolo del progetto: Hamleta atto primo
Referenti interni: Antongiulio Barbuiani
Referenti esterni: Elena Coltri dell'agenzia "Ludens" di Noventa Vicentina

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PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Alle ore 9.45 di oggi 12 maggio i ragazzi dell’Istituto Superiore “U. Masotto” di Noventa Vicentina (VI), hanno presentato il lavoro intitolato “Hamleta primo atto”. I 13 ragazzi hanno partecipato al progetto multiclasse sotto la direzione del professor Antongiulio Barbujani che si è avvalso della collaborazione esterna di Elena Coltri dell’Agenzia Ludens Masotto di Noventa Vicentina.

La rappresentazione – un atto unico di 40 minuti – è una rilettura dell'Amleto: la triste e tragica storia raccontata in un libro scritto è il pretesto per indagare gli ideali ancora vivi che si elevano al di sopra del tempo: il combattimento, la rabbia, la vendetta, la pazzia della fine, la morte che come per gioco si diverte a colpire...ecco allora che un funerale presieduto dalla morte può diventare una burla, una festa, che la lotta può rappresentare la vendetta, la vittoria contro le proprie paure. La verità è che la realtà non ha un significato solo: siamo noi ad interpretarla come più ci piace.

La coordinazione e la coralità sono le cifre che caratterizzano lo spettacolo. Particolarmente suggestivi i passaggi che prevedono l'uso dei teli bianchi che di volta in volta stanno a rappresentare qualcosa (un oggetto, un'emozione) di diverso. Molto coinvolgenti le scene coreografate - la prosa è estremamente limitata - ed efficaci le scelte per il commento musicale.

Il profondo e elaborato progetto proposto dai ragazzi vicentini ha riscosso molta attenzione anche da parte delle scuole presenti in sala, e cioè le elementari di Noventa Vicentina (VI) e la media di Bolzano.

L'INTERVISTA

Alle ore 15.00 di oggi, 14 maggio, i ragazzi dell’istituto superiore “Masotto” di Noventa Vicentina (VI) ha tenuto la tradizionale intervista, dopo aver presentato durante la mattinata i loro spettacoli intitolati rispettivamente “Hamleta atto I” e “Hamleta atto II”.

“Per quanto riguarda ‘Hamleta atto I’ – quello che partiva dalla platea, per capirci – è stato uno spettacolo costruito tutti assieme (classi prima e seconda), giorno per giorno e in varie fasi. La meta era quella di fare uno spettacolo che portasse avanti dei valori (quelli che ci eravamo prefissati e quelli che sono venuti fuori durante il percorso). Si è parlato della vendetta e della battaglia e della rivalità e della contesa. Abbiamo inserito una parte di noi: ognuno poteva portare un oggetto che lo caratterizzasse. Non ci è stato dato un copione preciso: siamo stati noi ad aggiungere piano piano cose nostre”.
“Abbiamo sfruttato moltissimo il nostro corpo:è molto più semplice e istintivo trasmettere dei sentimenti che con delle parole. Si entra dentro al personaggio attraverso i movimenti”.
“È un lavoro durato più di sei mesi, un lavoro di gruppo che è partito con dei laboratori di creatività dove ognuno metteva le proprie emozioni e le dimostrava liberamente attraverso gli esercizi che dovevamo fare. Le tematiche sono partite da una lettura dell’Amleto: dopo avere sviscerato i contenuti abbiamo scelto le cose che ci parevano più interessanti”.
“Abbiamo ancora il trucco di scena, per spiegarlo: ad esempio, quello di una ragazza rappresenta l’ambiguità della morte (che abbiamo messa all’inizio dello spettacolo per spiegare che può arrivare in qualsiasi momento) anche morte della morte, anche per questo è indissolubilmente alla vita (la morte è anche burlona, durante il funerale con la canzone di ‘Pacifico’)”.
“Questa esperienza ci ha svelato nuovi aspetti anche di questo argomento – non così piacevole da analizzare. La scelta dell’Amleto è stata un po’ obbligata: quello che abbiamo fatto noi è stato analizzarlo e tirarne fuori i valori, gli ideali che ci sembravano più interessanti e attuali. Bisogna anche ricordare che nell’Amleto molto è finzione”.
“Non ci conoscevamo prima dell’inizio del laboratorio (ottobre)”
“Per quanto riguarda il Premio, abbiamo trovato una buona accoglienza – anche quando siamo arrivati, con le telecamere. Poi dobbiamo dire che questa esperienza – tutta intera – ci ha fatto crescere molto, anche maturare. Sicuramente le scene che abbiamo utilizzato erano difficili da sentire, sia singolarmente che come gruppo. Era difficile soprattutto sentirle tutti in modo uguale.

Un saluto a tutti “ciao!”

“Per quanto riguarda invece ‘Hamleta atto II’ – quello che inizia con il dialogo sul palco, con le pulizie –è caratterizzato dai sogni che sono lo scheletro dello spettacolo. Abbiamo ripreso – oltre che da Amleto – da ‘Rosencrantz e Guildenstern sono morti’ di Tom Stoppard e da un’opera lirica francese di Adriana Mater, una sorta di rivisitazione un po’ più moderna dell’Amleto, nella quale i temi rimangono gli stessi. Abbiamo cercato di rielaborare e legare insieme il tutto, ma non c’è copione. Noi ci siamo trovati, poi abbiamo guardati i testi, divisi i personaggi, messo insieme cose… abbiamo creato fino all’ultimo, fino a stamattina!”
“La scelta di cantare le canzoni è stata una sfida per noi attori e comunque un grosso lavoro per i musicisti che hanno suonato dal vivo”.
“Abbiamo cercato di trovare una visione altra di Amleto – partendo da Shakespeare abbiamo cercato la varie interpretazione – arrivando anche al monologo di Petrolini. L’obiettivo era vedere la storia da un altro punto di vista, anche da dietro, forse”.
“Il professore ed Elena ci danno un forte aiuto, ma ci incoraggiano a ‘fare nostri’ i pezzi: quindi facciamo molta ricerca e approfondimento da soli a casa. Poi nell’ora delle prove ci danno e ci diamo consigli. La parola che torna spesso è quella di serendipità. Questo vale anche e soprattutto nella fase della ricerca: non è che dopo una settimana o un mese smettiamo la ricerca del materiale. Da una parola che esce durante le prove può uscire un altro tema e quindi la spinta a cambiare e a spingerci oltre. Poi grazie al fatto che ci troviamo da molto e siamo pochi, l’affinità è più facile da trovare”. “Per quanto riguarda la scelta dei costumi, sono da clown bianco, del ‘Cirque du Soleil’. Anche i ragazzi di Hamleta I hanno scelto una veste molto essenziale (bianco e nero). Naturalmente ogni personaggio che doveva essere caratterizzato aveva un costume più preciso. L’importante alla fine è provar e dare mozioni e saperle trasmettere, al di là dei vestiti e delle parole. Poi ogni persona è libera di capire ciò che sente”. “Le canzoni non erano originali, sono state scelte in base alle scene. Non ci era mai capitato di suonare dal vivo in teatro. È stata una bella esperienza, che non capita tutti i giorni. Sono stato contento di farla con loro, che sono un bel gruppo”.
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