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Il dibattito di giovedì 10 maggio
10-05-2012, 06:09 PM
Messaggio: #1
Il dibattito di giovedì 10 maggio
Le scuole superiori “Calasanzio” di Carcare (SV), “Majorana” di Brindisi, “Vegio” di Lodi e “Mattei” di Latisana (UD) hanno partecipato al dibattito finale alle ore 17.30 di oggi, 10 maggio, nella sala Venere.

I moderatori sono stati Lia e Stefania di Lodi; Martina e Daniele di Carcare (SV); Giuseppe e Gianmarco di Brindisi e Giorgia e Umberto di Latisana (UD).

Ha rotto il ghiaccio Giuseppe con un’osservazione a proposito dello spettacolo di Barletta [sulla pubblicità etc.] secondo lui era giusto che i ragazzi parlassero in vece degli adulti (su ‘Carosello’ etc.). Ma che cos’è la pubblicità?
È propaganda, informazione, lucro, business… Stefania di Lodi pensa che la pubblicità sia in se per sé un mezzo positivo, ma il metodo con cui viene gestita adesso è negativo: perverso. Secondo Daniele la pubblicità serve perché molte reti possano andare in onda – per finanziarsi, ovviamente. ‘Carosello’era incentrato sulla pubblicità ed era anche divertente; può scapparti la risatina con quelle di oggi, ma non è la stessa cosa. La pubblicità deve sorprendere, rimanere in testa e far sembrare necessario e irrinunciabile qualcosa che in realtà non lo è. Gianmarco di Brindisi dice che mettono la ragazza più bella del mondo per pubblicizzare una macchina così invogliano all’acquisto. Giorgia di Latisana dice che anche per i vestiti funziona così: belle ragazze o bei ragazzi. Martina di Carcare dice che ti fanno venire voglia di comprare certe cose. I ragazzi di Carcare spiegano che ti danno un modello a cui tendere. Un altro ragazzo spiega che spesso ci fidiamo più delle pubblicità in televisione che piuttosto che di prodotti che ti vengono presentati direttamente dalle persone in carne ed ossa. La donna della pubblicità è: felice, belle, nuda, rappresenta un ideale di bellezza, è uno stereotipo. Nessuna ragazza vi si riconosce, ma proprio perché è distante dalla realtà è così desiderabile.
Giuseppe chiede delucidazione a Lodi sul cortometraggio. Stefania spiega che sono partiti dai due ragazzi disabili che hanno nella loro classe: Davide (autistico) che ama spostarsi e viaggiare anche con la mente (ha dipinto nei 5 anni una mappa gigantesca) e Alessandro (che è in carrozzina e non può muoversi). Così abbiamo scelto questo tema del viaggio. Il camminare l’abbiamo interpretato come il senso dell’uomo: di camminare, di esplorare, di conoscere (cfr. Chatwin). Il fatto che la nostra società sia colpita dalla droga può spiegarsi proprio con questo essersi persi, aver smarrito la forza di camminare. Gianmarco di Brindisi chiede perché non siano stati così espliciti anche durante il corto. Stefania spiega che con i professori – anche per far capire la difficoltà che sta nella dimensione della disabilità – hanno deciso di non fare qualcosa che fosse immediatamente comprensibile. Il messaggio è implicito e richiede un ragionamento. Lia chiede ai ragazzi di Carcare il collegamento tra matrimonio e inferno. Martina spiega che in realtà la parte sul matrimonio era molto più lunga. Era l’anno scorso ma quest’anno per continuare dovevamo trovare qualcos’altro che ci permettesse di essere tutti in scena e l’abbiamo trovato nella drammatizzazione dell’Inferno.
Stefania chiede s il tema della depressione se il tema della depressione nasce a caso o da qualcos’altro. Giuseppe spiega che è nato dall’osservazione della realtà. Si tratta di una società che si sta svuotando dai valori veri e dei valori forti. Non abbiamo vissuto in prima persona l’esperienza, ma è nato tutto da un lavoro di osservazione. È soprattutto incentrato sulla depressione (disagio) giovanile. Per Martina era molto plausibile come situazione ricreata. Stefania spiega che la fragilità di una persona sia la stessa sia a 15 che a 50 anni. Il problema è trovare qualcuno disponibile e di cui ti puoi fidare per cominciare a combattere questo disagio. Stefania dice che è difficile trovare il coraggio di aprirsi e soprattutto di ammettere di avere un problema. Il disagio è difficile esprimerlo come è difficile capirlo. Stiamo naturalmente parlando del disagio che può causare ‘depressione’. A volte è anche la paura di essere un peso per gli altri: questo frena e fa tenere tutto dentro. Giuseppe si chiede perché nel passato – per quanto ho sentito dire dai nonni – prima le persone vivendo soltanto del necessario lo facessero benissimo. Noi invece tutto sommato stiamo bene, non ci manca nulla ma siamo molto più infelici. Stefania spiega che prima c’erano valori più stabili: si tratta ancora della crisi di valori. Si è perso il punto di riferimento. Anche semplicemente la famiglia era diversa da quella che c’è adesso. Ci siamo un po’ persi. Questo può portare a sentirsi più soli.
Daniele spiega che noi non sappiamo più cosa sono i valori. C’era tutto un insieme di condizioni che portavano ad avere dei valori più forti. È un rapporto che ho conosciuto, perché sono sempre stato pochissimo attaccato alle cose. Anche la tv la guardo pochissimo, solo il calcio. I ragazzi di Udine spiega che comunque anche la famiglia era spesso fondata sull’ipocrisia. Stefania spiega che sono importanti i valori di rispetto e stima verso le persone; adesso il meccanismo di trasformazione – anche grazie alla tecnologia – va velocissimo. Oggi l’apparenza impera. Senza fare di tutta l’erba un fascio, né in positivo né in negativo.
In seguito la discussione si è spostata verso l’essere e l’apparire. Umberto spiega che oggi si evita di comparire come si è anche nascondendo una propria caratteristica o interesse per cercare di essere accettati dalla società. Oggi stiamo andando verso l’apparire, fortemente. Ma tutti, qui dentro, siamo per l’essere. Come mai? Per Giuseppe rinunciamo a noi stessi per qualcos’altro. Giorgia dice che siamo condizionatissimi dalle scelte degli altri. Si inizia a fumare per facilità. Stefania spiega che secondo lei è una questione di carattere. Carcare spiega che lo si fa per omologazione: si ha paura di non essere apprezzati. Così oggi – dice La tisana – ti sembra si conoscere tutti e non conosci nessuno. E così ti senti solo. L’importante è farsi valere e non comportarsi da massa. Si deve utilizzare la propria forza di attrazione per propagare le proprie idee e comportamenti. Daniele “Come è sbagliato convincere qualcuno a fumare, è sbagliato convincere qualcuno a smettere: si deve esseri liberi di fare come ci pare”. Si può consigliare, ma non convincere – è una questione di termini.
Probabilmente quello che manca alle nuove generazioni è lo ‘spirito di sacrificio’. Daniele dice che non è vero, che gli “sfaticati” ci sono sempre stati. Stefania spiega che in realtà per noi è più semplice sedersi sugli allori. Siamo più ‘comodi’.
Come possiamo cambiare, noi giovani?
È impossibile fino a che ci sono persone che dicono “per me è impossibile”. Certo, si passa ancora ad essere molti e uniti e ritorna la questione del convincimento. Non si possono imporre le scelte. I ragazzi di Carcare dicono che ci sono un sacco di persone che neanche ascoltano. Stefania dice: pensate al bambino, non fa i compiti. Alla maestra continua a dire “li porto domani”. Finché trova solo la parola in contrapposizione non cambierà mai. Umberto spiega che però è impossibile stabilire il bene e il male. La questione si avvolge sull’età: il bambino di 4 anni deve essere educato, mentre uno di 16/17? Una ragazza di La tisana spiega che quando hai 17 anni hai delle basi che ti sono state date nel corso degli anni. Si deve scegliere in base a quelle. Non puoi avere una persona che ti impone una scelta. Hai già la tua personalità: no può esserci nessuno che ti controlli completamente. Secondo un altro ragazzo non c’è molta differenza nell’età. È solo questione di educazioni. Stefania dice che si è sempre in un contesto, quindi non sarai mai ‘libero’: non è solo educazione ma anche esperienza. L’educazione (=impostazione di regole e valori) non finisce a 20 anni: non finisce mai. Secondo un ragazzo di Latisana ci deve essere una certa autonomia. Lia dice che una persona non debba toccare il fondo prima di risollevarsi (ad esempio, nella droga). Martina dice che devi consigliarla ma no puoi imporglielo. Stefania non è d’accordo: si deve essere più duri possibile se qualcosa ci sta a cuore. Daniele non è d’accordo che funzioni: le cose imposte non sono mai definitive. I ragazzi di Carcare spiegano che l’aiuto può arrivare fino a un certo punto: l’aiutato deve metterci del suo. Giorgia spiega che tutti devono fornire supporti (parlare, prendere a sberle etc.) ma prima la persona che viene aiutata deve rendersi conto. Per Stefania non è impossibile convincere qualcuno dei suoi errori. Alla fine si conclude con un “siamo tutti d’accordo nel dire che ci deve essere un aiuto esterno ed uno interno”.
In conclusione (una provocazione) tutto questo discorso è emerso il fatto che “bisogna aver ragione: non c’è stato dialogo o confronto, ma solo la volontà di imporre la propria visione”. In realtà abbiamo scoperto che ognuno di noi ha delle opinioni. Lo sbaglio è volerle imporre: serve confrontarsi e scoprirne sempre nuove. Così da formarsi altre opinioni.
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10-05-2012, 06:29 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 10-05-2012 06:31 PM da Noemi.)
Messaggio: #2
RE: Il dibattito di giovedì 10 maggio
Il dibattito ha preso una determinata piega ed io e il Quiri non abbiamo avuto modo di inserirci nella discussione; in questo modo ci è rimasta in sospeso una domanda. Riportando quello scritto qui sopra, durante la spiegazione del cortometraggio presentato da una delle scuole di oggi "Il fatto che la nostra società sia colpita dalla droga può spiegarsi proprio con questo essersi persi, aver smarrito la forza di camminare". Ci chiediamo quali siano i motivi che hanno portato noi giovani e chi altro a perderci. Secondo voi quali sono??
Noemi e Quiri Francesco
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14-05-2012, 09:21 AM
Messaggio: #3
RE: Il dibattito di giovedì 10 maggio
Io non saprei rispondervi con precisione a questa domanda, ma posso dire di sicuro che durante il dibattito eravamo tutti concordi nel dire che la comunità di giovani d'oggi si è persa, ha perso i propri valori. Allora io rilancio (come durante le nostre partite a poker): se siamo tutti d'accordo su questo, che ci stiamo perdendo, che non abbiamo più modelli genuini da seguire o valori ben definiti, se ne siamo tutti consapevoli, com'è possibile che stia comunque emergendo una situazione così in declino?
Filippo e Erik da Latisana Smile
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