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Il dibattito di venerdì 11 maggio
11-05-2012, 05:38 PM
Messaggio: #1
Il dibattito di venerdì 11 maggio
Le scuole superiori “Santorre” di Torino, le medie “Piaget” di La Spezia e “Pellegrini” di Massarosa hanno partecipato al dibattito finale alle ore 17.30 di oggi, venerdì 11 maggio, nella sala Venere.

I moderatori sono stati Valeria e Davide di Torino; Matteo e Giordano di La Spezia e infine Brian, Stefano e Davide di Massarosa (LU).

Ha cominciato dalla platea una ragazza di La Spezia con una domanda circa i numeri scritti sulle magliette dei ragazzi di Torino. Sulle magliette c’erano tutti numeri composti da 1, 2 e 0 (perché la città ideale della ragazza che ha scritto il testo è a 1200 km da Torino). In realtà neanche i ragazzi di Torino non sono precisamente d’accordo sulla questione…
I ragazzi di Torino chiedono a La Spezia come hanno scelto il tema. I ragazzi hanno risposto di aver acuto una traccia sulla quale hanno improvvisato. Le tracce all’inizio erano due: una sullo specchio (la storia di Narciso) e un’altra sulla “Crociata dei fanciulli”, che poi ha dei punti in comune con il “Pifferaio di Hamelin”.
I ragazzi di Massarosa spiegano che il loro progetto è cominciato dopo aver letto il “Barone rampante”, poi il professore di teatro ha fatto scrivere loro delle considerazioni sulla storia e da lì è nato il copione. Una ragazza di La Spezia chiede cosa volessero mostrare con questa storia. I ragazzi di Massarosa spiegano che lo spettacolo è strutturato in 3 parti: la storia di Cosimo, la sua ribellione e infine la ribellione in senso lato. I ragazzi di Torino chiedono se per i ragazzi la ribellione è giusta o sbagliata. I ragazzi toscani rispondono che si deve manifestare, farsi sentire ma nei limiti: senza violenza.
I ragazzi di Massarosa chiedono a Torino come hanno scelto il loro argomento. Valeria spiega che avevano un tema, lo spazio, e poi hanno scritto qualcosa su quello. Le città descritte non tutte eistono. Alcune sono città di sogno. Torino ormai è invivibile. Davide spiega che ognuno ha scritto la città in cui\che vorrebbe essere. Abbiamo poi realizzato che tra tutte le città descritte viene fuori una città verosimile, con molti tratti in comune. No tutti hanno scritto della loro città ideale: qualcuno ha scritto di una città del nulla. Qualcuno ha visualizzato la sua città come una specie di tana. Gli strumenti sul palco – oltre al fatto che erano quelli che sapevamo suonare – hanno anche un altro significato: la chitarra – più psichedelica – è la città; la fisarmonica – più campestre – è la campagna.
Davide chiede a tutti che cosa è rimasto da questa esperienza del teatro.
Una ragazza di La Spezia spiega che è come un’esplosione di emozioni. È come se rimanesse un vuoto dentro,dopo. A un’altra è rimasta tanta felicità – è stata una bella esperienza qui. Una ragazza di Torino spiega che per lei “il teatro è qualcosa di complesso ma che mi fa evadere dalla realtà e mi fa capire più me stessa. Quando ci entri a contatto no n puoi più farne a meno. Poi ho conosciuto meglio altre persone”.
I ragazzini La Spezia chiedono ai ragazzi di Massarosa il motivo delle bottiglie etc. che portavano in scena. Rispondono che si trattava di oggetti che li “intrappolavano”, dai quali poi sarebbero usciti grazie alla forza d’animo. Anche i ragazzi di Torino sono partiti da un libro di Calvino: “Le città invisibili”. All’inizio dello spettacolo di Torino c’erano i tuoni e i tonfi per sottolineare la nascita dei desideri: c’è l’inquietudine e l’ansia di entrare nelle nostre città.
Dice una ragazza di Torino: “Per migliorare – anche le proprie città – c’è bisogno di crescere”.
Spesso, però, non c’è voglia di migliorare: magari perché si è stanchi – spiega una ragazza di Torino. Un’altra aggiunge che è un po’ come nel nostro paese: ci sono i singoli che si ribellano, ma poi si rendono conto di essere tutti soli e quindi smettono.
I ragazzi di Torino chiede ai ragazzi di Massarosa se si rivedono in Cosimo – rispondono che in parte sì in parte no. È importante discernere le parti.
Nel laboratorio teatrale non abbiamo solo fatto teatro, ma anche giochi sulla concentrazione etc.
Torino chiede ai ragazzi di La Spezia la loro consapevolezza dei riferimenti biblici citati nel testo. I ragazzi spiegano che in realtà il finale era un altro (morivano tutti) e l’espediente del piffero che apriva il mare (ispirata a Mosè) è stato inventato da loro.
Un ragazzo di Torino chiede a tutti – ispirandosi al sottotitolo del Premio: “a tutti quelli che hanno partecipato ad un progetto anche in un ruolo minore, vi siete sentiti liberi?”
Risponde una ragazza: “se gli altri non ci fossero stati non si sarebbe fatto lo spettacolo: in qualsiasi spettacolo anche quelli che si mettono a fare gli alberi sono necessari. Io ho scritto il mio pezzo ma non l’ho recitato. Mi sono sentita libera – molto libera – perché negli altri spettacoli c’era sempre un po’ di tensione. Oggi ho avuto questo senso di libertà – nonostante non abbia detto niente”.
I ragazzi di Massarosa spiegano che sono “tutti intervenuti sul testo, per migliorare dove c’era da migliorare”. I ragazzi di La Spezia spiegano che “anche nel nostro spettacolo si parla di libertà: si doveva raggiungere un altro luogo per arrivare alla libertà”.
Infine i ragazzi hanno fatto delle considerazioni personali su cos’è la libertà. Sono d’accordo sulla relatività di tale concetto ma anche della necessità di limiti per definirla.
In definitiva ancora un divertente ed intenso scambio di impressioni fra i ragazzi del Premio Gaber.
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